«Sapeva tutto, ma finse dolore per Vasapollo»

REGGIO EMILIA. È l’ex moglie polacca 51enne – Joanna Chojnowska – del pentito Antonio Valerio, cioè dell’uomo che con le sue rivelazioni al maxiprocesso ha dato una spinta decisiva alle nuove indagini sui due omicidi di ndrangheta del 1992.

Parla, di spalle, in videoconferenza, essendo pure lei, con i quattro figli, entrata nel programma di protezione previsto per i familiari dei collaboratori di giustizia. Dice di aver conosciuto Nicolino Grande Aracri a Cutro nella primavera ’91 (stava insieme a Valerio dal luglio ’90) che il marito le aveva presentato «come amico di famiglia».


Ricorda che a casa del boss ha cenato una volta e pure dormito in un’altra occasione, per poi rivederlo a Reggio Emilia nell’appartamento di via Samoggia quando Valerio era agli arresti domiciliari e riceveva visite su visite («Antonio Macrì, Paolo Bellini, Vincenzo Vasapollo e altri paesani amici d’infanzia»).

E si arrabbia quando si sofferma sull’omicidio di Nicola Vasapollo, avvenuto il 21 settembre ’92. Valerio considerava la vittima come un fratello, non partecipò al delitto, ma ne conosceva i dettagli: «Ha fatto finta di condividere con me il dolore per la perdita di un amico, invece...». —

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