Grande Aracri e due figli a processo per un deposito

Sono accusati di aver occupato abusivamente un’area demaniale a Brescello Sei anni fa l’Arma scoprì il magazzino abusivo di materiali edili sotto la Cispadana

BRESCELLO. La denuncia dei carabinieri era scattata sei anni fa e ora in tre della famiglia Grande Aracri che abitano a Brescello sono finiti sotto processo: secondo l’accusa utilizzavano un terreno demaniale come deposito per i propri attrezzi e macchinari, e lo avevano addirittura recintato con una rete metallica, come se fosse di loro proprietà.

Alla sbarra il 65enne Francesco Grande Aracri e i figli Rosita (36 anni) e Paolo (29 anni).


SOTTO il cavalcavia

Nel 2013 i militari avevano scoperto che i tre, da tempo, occupavano senza autorizzazione un'area nei pressi del cavalcavia della strada Cispadana, in via Breda Vignazzi, alla periferia del paese.

Qui avevano creato una sorta di magazzino nel quale riponevano attrezzi e macchinari di ogni tipo e, per legittimare ulteriormente la loro occupazione, avevano recintato l'area con una rete.

Da qualche tempo, dunque, la zona era diventata un deposito dei beni delle loro aziende, ma i controlli approfonditi che i carabinieri stavano conducendo in quel periodo, avevano portato a galla questa irregolarità.

Da qui l’accusa di invasione di terreni o edifici che ha portato sotto processo i rappresentanti legali delle ditte a cui – secondo la Procura – sono riferibili i materiali edili trovati nell’area demaniale sotto il cavalcavia.

Ma – in tribunale – ci si è ora “scontrati” con quanto accaduto in giugno con l’operazione antimafia Grimilde della Dda di Bologna che ha portato all’arresto di Francesco e Paolo Grande Aracri (entrambi tuttora in carcere) mentre Rosita è indagata a piede libero.

SALTA L’UDIENZA

Ieri sono stati sentiti l’ispettore della polizia municipale che nel 2007 fece i primi accertamenti su quel terreno demaniale e quel che conteneva, poi a seguire l’ufficiale giudiziario che nel 2013 si occupò del sequestro.

Ma queste testimonianze dovranno essere ripetute nella prossima tappa del processo – cioè a fine novembre – perché solo al termine dell’udienza è emerso come i due imputati detenuti non fossero presenti in aula (pur avendone diritto come prevede la legge) perché non ne era stato disposto il trasferimento dalle rispettive strutture carcerarie (Francesco è in cella ad Ancona e Paolo a Frosinone).

Il giudice Silvia Semprini ha, quindi, annullato l’udienza e fissato una nuova data.

I tre imputati sono difesi dall’avvocato parmigiano Andrea Marvasi. —

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