Delitto Ruggiero Il pianto in aula della vedova

La ferisce ricordare i momenti dell’omicidio a Brescello. Poi dice di aver preso le distanze da Nicolino Grande Aracri «Ho saputo che fu il mandante» 



Parla con un filo di voce e non trattiene le lacrime quando le difese le chiedono di ricordare alcuni particolari della notte di 27 anni fa quando – a Brescello, sulla soglia di casa – venne ucciso il marito Giuseppe Ruggiero che era agli arresti domiciliari.


Una testimonianza comprensibilmente sofferta quella di Maria Stella Camposano, 54 anni, rimasta vedova in quel modo atroce. Si era sposata a sedici anni – nel 1981 – con Giuseppe detto “Pino”, portatole via brutalmente la notte del 22 ottobre ’92. «Siamo stati svegliati dal bimbo – ricorda su sollecitazione dei difensori – perché aveva sentito bussare alla porta. Ci siamo alzati e mentre ci vestivamo continuavano a bussare. Vedemmo che c’era un’auto dei carabinieri (una messinscena per far cadere in trappola Ruggiero, ndr) parcheggiata sotto la finestra. Io mi sono seduta sul divano ad aspettare, poi all’improvviso ho sentito gli spari. Sono andata verso la porta e lui è corso verso di me. Ho chiuso la porta e ho pensato subito a chiamare i soccorsi che ci hanno messo un po’ ad arrivare».

Sempre le difese le chiedono se suo marito negli ultimi istanti di vita le avesse detto chi gli aveva sparato: «Disse di non saperlo, poi non ha più parlato... Quella notte non ho sentito nessuna voce, solo il rumore di una macchina». Attimi durissimi di una deposizione in cui – in precedenza – la vedova, ha detto di non conoscere uno degli imputati (Antonio Lerose), soffermandosi maggiormente su un altro alla sbarra, cioè Nicolino Grande Aracri: «L’avevo conosciuto a Cutro, ero lì in vacanza nel 1989 e lo vidi in piazza. Mio marito mi disse chi era. Poi non l’ho più incontrato. Ma da quando è venuta fuori la storia che Nicolino è il mandante dell’uccisione di mio marito – rimarca con fermezza – ho preso le distanze dai Grande Aracri».

Una breve testimonianza che per Maria Stella deve essere però durata un secolo. In fondo all’aula l’attendono due persone. Piangendo, se ne va subito con loro dall’aula di Assise. Via da quei cupi ricordi di morte. —