Falsi, si indaga in Francia e in Inghilterra su un quadro messo sul mercato da Ruffini

L’arresto del pittore di Montecchio: sotto la lente il dipinto “Il ritratto di uomo” di dubbia attribuzione a Frans Hals 

L’inchiesta

tiziano soresina


Non è ancora chiaro se la giustizia francese ha messo nel mirino il collezionista reggiano 74enne Giuliano Ruffini – indagato in terra transalpina per truffa e riciclaggio insieme al figlio Mathieu e il pittore montecchiese 61enne Lino Frongia – per l’incredibile vicenda che “gira” attorno al quadro “Ritratto di un uomo” che parrebbe attribuibile al noto artista olandese Frans Hals (1580-1666).

Usiamo il condizionale, perché sull’autenticità di questa opera seicentesca sono in corso due clamorose dispute giudiziarie a Parigi e a Londra. Ruffini – che è tutelato dai legali Federico De Belvis e Gaetano Pecorella – avrebbe comprato quel quadro da un mercante d’arte spagnolo: è un’opera non conosciuta del maestro olandese, comunque diversi esperti lo ritengono di Hals. Il collezionista reggiano porta il ritratto rinascimentale in una casa d’aste di Parigi affinché se ne valuti l’autenticità. Tutto ciò richiede uno studio più approfondito nella sede londinese della casa d’aste , ma in Francia la licenza per l’esportazione deve essere ratificata oltre che dal Ministero della Cultura anche dal Louvre e proprio i curatori del noto museo parigino esaminano l’opera (con raggi x, infrarossi e ultravioletti) e la dichiarano non solo tesoro nazionale, ma avanzano un’offerta d’acquisto di 5 milioni di dollari. Una vendita che non andrà in porto e a qual punto – siamo nel 2010 – il dipinto torna sul mercato e viene acquisito da un gallerista di Londra per 3 milioni di dollari. Ma non è finita qui, perché tramite la filiale a New York di una casa d’aste il quadro finisce nella collezione di un americano che lo paga la bellezza di dieci milioni di euro. Successivamente però cominciano a girare strane voci sul “Ritratto di uomo”, complice una lettera anonima recapitata alle autorità giudiziarie francesi, in cui si parla di traffico internazionale di falsi, con tanto di indicazioni su quali potessero essere le “croste” piazzate a suon di milioni. Parte così un’inchiesta della gendarmerie, ma l’inquietante notizia trapela e il collezionista americano – allarmatissimo – restituisce il quadro alla casa d’aste newyorchese che gli rifonda i dieci milioni di dollari spesi. Visto quanto accaduto, per tutelarsi ulteriormente la famosa casa d’aste – attraverso il nuovo dipartimento di ricerca scientifica acquisito – verifica l’autenticità dell’opera, attestando amaramente che si tratta di un “falso moderno”, in quanto vengono individuati dei pigmenti di recente fabbricazione.

Un colpo di scena che spinge la casa d’aste ad avviare – davanti all’Alta Corte di Giustizia di Londra – una causa civile milionaria di risarcimento-danni nei confronti del gallerista londinese da cui aveva ricevuto il quadro per la vendita. Un braccio di ferro legale che s’ingarbuglia quando il gallerista inglese, attraverso una consulenza tecnica di parte, replica attestando l’autenticità del dipinto. Insomma, è una guerra di perizie in Francia e in Inghilterra che lascia sbigottiti. Come finirà? —

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