Falsi d’arte, arrestato il pittore Frongia

Montecchio: è nel mirino della giustizia francese con Giuliano e Mathieu Ruffini per un “giro” milionario di opere contraffatte



Il mandato di cattura europeo – per truffa e riciclaggio – piombato sul pittore montecchiese 61enne Lino Frongia ha fatto esplodere un caso giudiziario clamoroso, anticipato tempo fa dalla Gazzetta, quando ci si trovava ancora alle prime battute investigative.


L’ipotesi su cui si indaga è su falsari di livello internazionale, con "croste" piazzate per milioni di euro a collezionisti convinti di aver acquistato opere di famosissimi artisti. Un'inchiesta incredibile, da film, che porta dritto dritto nel Reggiano, fra blitz della gendarmerie francese con tanto di perquisizioni a caccia di dipinti e, soprattutto, la ricerca di un forno che servirebbe ad "invecchiare" i quadri, ma che al momento non si trova. Tre gli indagati reggiani: padre e figlio – Giuliano Ruffini (pensionato di 74 anni) e Mathieu Ruffini (ex imprenditore di 37 anni) – molto benestanti e residenti nel nostro Appennino, nonché il citato pittore.

LA LETTERA ANONIMA

Tutto è iniziato in Francia nel 2015 con una denuncia anonima. Un “corvo” che segnala dei quadri molto noti: a suo dire, sarebbero in realtà dei falsi clamorosi. La magistratura transalpina prende molto sul serio questa storia e, dopo una serie di accertamenti (da parte dell'Ufficio centrale per la lotta contro il traffico di beni culturali), arriva a bloccare un quadro milionario che in quel momento è in mostra in terra francese. A dir poco sbalordito l'illustre proprietario del quadro, convinto com'è di aver acquistato una "Venere" del pittore rinascimentale tedesco Cranach Il Vecchio. Il collezionista è nientemeno che un principe del Liechtenstein. E' vera o falsa, la Venere? Comunque sia, gli investigatori francesi hanno una pista: ritengono che i quadri vengano contraffatti ed invecchiati, per poi essere autenticati da esperti di fama internazionali in buona fede ed arrivare, attraverso degli antiquari, alle case d'asta, dove vengono venduti a facoltosi acquirenti.

IL TRIO REGGIANO

Una ricostruzione made in France che identifica proprio nei tre reggiani gli autori di queste falsificazioni d'altissimo livello. A quel punto la magistratura francese indaga il trio per contraffazione di opere d'arte, truffa e riciclaggio per oltre dieci milioni di euro. Viene passata al setaccio la bella casa parigina del figlio di Ruffini, e la gendarmerie sequestra sei fra quadri e sculture. Ma dalla Francia parte anche una segnalazione alla Procura di Reggio Emilia, affinché metta nel mirino la triade indagata. Il pm Giacomo Forte apre un fascicolo – ma solo nei confronti dei due Ruffini – per contraffazione di opere d'arte ed evasione fiscale. Anche a Reggio parte una perquisizione (da parte della Guardia di finanza) e nelle case dei due indagati vengono sequestrate alcune opere d'arte e un forno. Ma non si fa attendere la replica degli avvocati difensori (il legale reggiano Federico De Belvis e il noto penalista Gaetano Pecorella) che impugnano il provvedimento e ottengono – dal Riesame – la restituzione in toto di quanto bloccato. Ma non è finita qui, perché la gendarmerie – tramite una rogatoria internazionale – è poi piombata a Reggio con un obiettivo ben preciso: trovare proprio un forno che verrebbe utilizzato dagli indagati per dare l'illusione dell'antico alle opere d'arte. Ma la perquisizione nelle abitazioni degli indagati va a vuoto: del forno “incriminato” non c'è traccia. Comunque le indagini transalpine continuano, e il primo maggio 2016 le Fiamme Gialle si presentano – a Treviso – alla mostra di El Greco a Ca’ dei Carraresi: è l'ultimo giorno di apertura dell’evento organizzato da Andrea Brunello, e le Fiamme Gialle sequestrano una delle opere esposte: il San Francesco, attribuito appunto a El Greco e di proprietà del pittore Frongia. Un sequestro che, a detta del noto critico Vittorio Sgarbi, sarebbe un atto improprio: «Conosco benissimo la storia. Un sequestro di El Greco avvenuto in subordine ai dubbi su un’altra opera, un Cranach. Un francese un giorno si è svegliato dicendo che quel Cranach è un falso, e un giudice gli ha dato retta sequestrandolo al proprietario, collezionista ma anche pittore, che conosco. In quel frangente si è scoperto che il collezionista possedeva anche questo El Greco, che ha acquistato insieme a me, e che in quel momento figurava prestato a Treviso. E quindi lo hanno sequestrato per stabilire se, attraverso il confronto tra il Cranach e questo El Greco, il Cranach possa risultare falso. Una follia: sono due opere originali, altrimenti il falsario sarebbe davvero un genio».

DUE MANDATI DI CATTURA

Intanto, però, le indagini sono proseguite. A Reggio Emilia il pm Forte ha archiviato(con l’avallo del gip Luca Ramponi) solo una parte della sua inchiesta, cioè quella relativa alla contraffazione di opere d’arte, mentre rimangono in piedi gli accertamenti sull’evasione fiscale.

Dal fronte giudiziario francese arriva però – nel giugno scorso – il mandato di arresto europeo per Giuliano Ruffini, mentre il figlio rimane indagato a piede libero. Il 74enne anticipa però il provvedimento e, accompagnato dai suoi legali Pecorella e De Belvis, si costituisce in Procura a Milano e il giorno stesso viene scarcerato dalla Corte d’appello di Milano (organo competente in questi casi) che gli applica l’obbligo di firma, per poi togliere pure quella misura restrittiva. Quindi Ruffini attende da uomo libero l’udienza in cui, lo stesso collegio giudicante milanese, deciderà se estradarlo o meno in Francia. L’accusa è di truffa e riciclaggio.

«A distanza di tre mesi ancora non è giunta dalla Francia la documentazione – spiega l’avvocato Pecorella – quindi non conosciamo nello specifico i fatti contestati, quali sarebbero i gravi indizi». Da fonti giudiziarie transalpine erano trapelati accertamenti in corso su tre importanti quadri in odore di falsità: la già citata “Venere” attribuita al tedesco Cranach Il Vecchio, il “Ritratto di un uomo” dell’olandese Frans Hals e il “David” dell’italiano Orazio Gentileschi. Quadri rinascimentali su cui vi sarebbe lo “zampino” di Ruffini in termini ancora non chiari. «Non ne abbiamo idea – la replica sempre di Pecorella – dobbiamo attendere gli atti francesi».

ATTI SCONOSCIUTI

Stesso copione con il terzo indagato, il pittore Frongia, che martedì si è costituito nella caserma dell’Arma. A quel punto i carabinieri hanno dato esecuzione al provvedimento restrittivo legato al mandato di arresto europeo per truffa e riciclaggio (generato dalle autorità transalpine e giunto dalla Direzione centrale della polizia criminale- Servizio per la cooperazione internazionale di polizia di Roma). Dopo un giorno in cella alla Pulce, l’artista – difeso dall’avvocato Tatiana Minciarelli – è stato scarcerato dalla Corte d’appello di Bologna e più avanti affronterà la delicata udienza sull’estradizione. «Attendiamo gli atti dalla Francia – si limita a commentare l’avvocato Minciarelli – per conoscere con precisione il contenuto delle accuse». Visto il precedente del quadro di El Greco sospettato di essere falso, dietro al procedimento francese potrebbe esserci proprio questa vicenda.

Il quadro è ora in Francia, non è stato restituito a Frongia nonostante abbia ottenuto il dissequestro e l’opera venga considerata autentica non solo da Sgarbi, ma anche da Ruiz Gomez, cioè la maggiore esperta dell’autore. Un vero intrigo. —