Scandalo affidi, sospesi dall’Ordine professionale sei assistenti sociali indagati

Anghinolfi e i suoi sottoposti colpiti da un terzo provvedimento dopo quello del tribunale e del datore di lavoro

REGGIO EMILIA. Federica Anghinolfi e altri cinque assistenti sociali della Val d’Enza sono stati sospesi dal loro ordine professionale. Il capo e i suoi sottoposti, indagati nell’inchiesta sui presunti affidi illeciti, sono stati quindi colpiti da un terzo provvedimento di sospensione, dopo quelli disposti dalla procura di Reggio e dalla stessa Unione.

L’ordine degli assistenti sociali ha pubblicato sinteticamente i provvedimenti emessi con «l’esigenza di tutelare e salvaguardare la dignità e il prestigio dell’ordine professionale», come viene riportato nelle linee guida dell’ente pubblico non economico sottoposto alla vigilanza del ministero della Giustizia.


A disporre il provvedimento è stato il collegio di disciplina dell’ordine. La sospensione riguarda la dirigente del servizio e principale indagata, Federica Anghinolfi, finita agli arresti domiciliari e senza stipendio in forza della sospensione stabilita dall’Unione degli otto comuni della Val d’Enza dopo l’emissione della misura cautelare da parte del gip Luca Ramponi su richiesta dal sostituto procuratore Valentina Salvi.

Stessa sorte per Francesco Monopoli, braccio destro di Anghinolfi, per il quale erano stati sempre disposti gli arresti domiciliari. Sospensione anche per Cinzia Magnarelli, l’assistente sociale che aveva confessato al giudice le sue perplessità rispetto ai metodi utilizzati per gli affidi in Val d’Enza, chiedendo infatti il trasferimento ad altro incarico.

Il gip dell’inchiesta “Angeli e Demoni” aveva riconosciuto l’atto confessorio ritirando la sospensione di sei mesi stabilita in sede penale. Un probabile sospiro di sollievo per la donna, che già nel settembre 2018 era stata spostata lasciando anche il servizio affidi. Si occupava, sempre in qualità di assistente sociali, di servizi per la famiglia. Lavoro al quale avrebbe dovuto fare ritorno qualora non fosse sopraggiunta la sospensione anche dell’ordine professionale dell’Emilia-Romagna.

La sospensione dall’albo riguarda poi Sara Gibertini, Annalisa Scalabrini e Marietta Veltri. Quest’ultima, 63 anni ed ex coordinatrice del Servizio sociale dell’Unione della Val d’Enza, era già stata liberata dagli arresti domiciliari perché è andata in pensione dopo l’esplosione dell’inchiesta. La revoca era giunta con la firma del gip Giovanni Ghini visto che il 7 luglio aveva terminato la sua carriera facendo decadere l’esigenza della misura cautelare.

I provvedimenti sanciti ora dal collegio disciplinare dell’ordine professionale colpiscono peraltro alcune tra le persone presenti come relatori ai convegni organizzati in Val d’Enza sul tema degli abusi sui minori e sui traumi infantili. Due eventi, in particolare, uno del maggio del 2016 intitolato “Quando la notte abita il giorno: l’ascolto del minore vittima di abuso sessuale e maltrattamento. Sospetto, rivelazione, assistenza, giustizia”.

L’altro intitolato “Rinascere dal trauma: il progetto La Cura, un convegno per approfondire il tema del trauma infantile, le possibilità per arginarlo, le esperienze per curarlo”. Eventi di caratura nazionale che prevedevano il riconoscimento di crediti per tutte le figure sanitarie e per gli assistenti sociali che vi partecipavano.

«La Cura - veniva riportato nella presentazione - è un servizio innovativo in cui i bimbi vittime di gravi traumi psicologici, quali la violenza sessuale e i maltrattamenti, vengono seguiti con psicoterapie specifiche e assistenza socio-sanitaria competente ma è anche un luogo, uno sguardo, un protocollo fuori dall’ordinario per affrontare, senza chiudere gli occhi e senza farsi sopraffare, le situazioni più complesse in tema di violenza sui minori».