Pd partito di Bibbiano? Delrio: «Con i 5 stelle risentimenti a parte»

Il capogruppo del Pd Graziano Delrio: «Trattare con i M5s è difficile, ci sono molte distanze. Ma la vera posta in gioco è l’emergenza socio-culturale» 

REGGIO EMILIA. Fino a martedì sarà un’altalena. Segnali, battute, impressioni contrastanti, fino a quando il presidente Mattarella non riconvocherà i partiti e cercherà (se ci sarà) la quadra.

L’opinione di Graziano Delrio ferma l’altalena su quella che dovrebbe essere la qualità della trattativa aperta fra Pd e M5s. Il capogruppo alla Camera ed ex ministro che partecipa alle consultazioni al Quirinale e oltre, riconosce le difficoltà del negoziato, ma indica anche la posta in gioco più importante: la ricucitura del tessuto sociale e culturale del Paese. È una sollecitazione ai grillini e anche al suo partito.


Delrio ha confermato una convergenza su temi sociali e ambientali. E su quelli politici? La risposta: «Beh, su quelli politici ci sono ancora molte distanze. Nel senso che l’analisi di come siamo arrivati sull’orlo di una crisi così grave per il Paese secondo noi non è stata ancora ben realizzata dai Cinque Stelle. Questo governo ha portato zero investimenti, zero crescita e zero occupazione, quindi è stato un anno che da bellissimo si è trasformato in un incubo, quindi ci sarebbe molto da ragionare anche per imparare dagli errori che si commettono. Vale per noi, ma vale anche per loro».

Al di là della crisi economica, finanziaria, dello spauracchio dell’aumento dell’Iva, del proposito di ridurre i parlamentari, c’è una posta in gioco che non sia il premierato, che vada oltre Conte sì o Conte no? Delrio: «Sì, la posta in gioco è molto più alta perché il Paese in questo anno si è diviso nella sua capacità di lavorare insieme, di seminare sentimenti di cooperazione, di lavoro comune, di coesione. Si è diviso sull’odio. C’è quindi da fare un lavoro di ricucitura del tessuto sociale e culturale del Paese. Va fatto davvero uno sforzo immenso sia da un punto di vista economico ma anche da quello culturale».

Il capogruppo Pd alla Camera aggiunge: «Per tutto questo anno è stata sbandierata l’emergenza dell’immigrazione che in verità non esiste semplicemente nei numeri e nella realtà mentre si sono trascurate emergenze come quella ambientale e della convivenza nelle comunità. Abbiamo bisogno di riconvertire l’economia tradizionale in un’economia verde, l’unica che può portare ancora posti di lavoro. L’inversione culturale è la priorità del Paese».

Chiudiamo la conversazione con Delrio. È difficile discutere con chi fino a ieri definiva il Pd come “il partito di Bibbiano”? Risposta: «È difficile. Ma in questo momento non bisogna mettere davanti gli interessi di partito e i risentimenti. Bisogna mettere davanti gli interessi del Paese».

Ieri sul suo account Twitter Delrio ha scritto: “Sulle priorità del Paese e delle famiglie serve vera discontinuità. Cambiare agenda significa smettere la guerra a cooperazione e Ong; contrastare cambiamento climatico e lo sfruttamento del territorio; abbattere la disoccupazione; dare più soldi ai lavoratori; scuole di qualità”.