Così Vaglie riscopre gli stanzini del freddo, i frigoriferi di una volta

Grazie all’acqua del canale si conservavano burro e latte. Il Consorzio di Bonifica ha recuperato i tipici manufatti

VENTASSO. Prima dei frigoriferi, prima dell’elettricità, dentro una storia antica di ingegno e di utilizzo intelligente della natura. È la storia degli “stanzini del freddo”, manufatti recuperati dal degrado del tempo che dallo scorso 6 agosto, a Vaglie, possono essere visitati.

"Gli stanzini del freddo durante la guerra ci aiutarono"

LA STORIA


Gli “stanzini del freddo” del Canale di Vaglie sono luoghi di conservazione al fresco dei cibi, costruiti nei secoli sfruttando il piccolo corso d’acqua che taglia il piccolo borgo del Crinale. Gli stanzini sono stati recuperati grazie ad un progetto del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale e del Comune di Ventasso, di cui ora Ligonchio fa parte.

Le strutture sono aperte al pubblico e verranno prossimamente inserite nel circuito delle proposte didattiche curate dal Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, che da anni propone per le scuole attività e visite in luoghi del territorio pensati per riscoprire gli antichi stili di vita dell’Appennino.

L’inaugurazione ufficiale nel paesino in cui vivono solo alcune decine di abitanti, ma che con il caldo e le vacanze ospita tantissime persone originarie della zona che tornano a casa per un periodo nei luoghi natali, è avvenuta davanti a un folto pubblico. Fra loro, al momento del taglio del nastro, c’era anche la ligonchiese più nota in assoluto, Iva Zanicchi: la sua famiglia proviene proprio da Vaglie e la cantante ha sempre mantenuto un rapporto forte con il territorio, contribuendo anche a diversi interventi di recupero.

Il restauro e la sistemazione degli “stanzini del freddo” permetterà anche alle nuove generazioni di riscoprire come si faceva una volta, senza frigoriferi. Una questione non da poco, in una zona povera e di completa ruralità come l’Appennino reggiano.

La nostra montagna – e Vaglie non faceva certo eccezione – viveva di pastorizia, di allevamenti, di colture nel bosco e nei campi e di carbonai. La produzione del cibo era inevitabilmente stagionale e non esistevano né l’elettricità né frigoriferi. Ma, da sempre, l’uomo ha saputo trovare modi efficaci per mantenere in condizioni adeguate le cibarie. Non era un vezzo, ma una questione di sopravvivenza pura. Gli stanzini erano un metodo funzionale, che sfruttava una risorsa naturale come l’acqua. In altre zone appenniniche, dove i rii e i canali erano lontani dalle case, si usavano le “giazere”, le ghiacciaie naturali, depositi sotterranei posti a nord, senza esposizione al sole. In inverno venivano riempiti di ghiaccio e neve, che grazie alla profondità e al poco calore ricevuto si mantenevano anche in estate, funzionando da frigo naturali.



COSA SONO

A Vaglie, invece, si puntava sull’acqua. Gli stanzini sono piccoli edifici in pietra costruiti attorno al corso del piccolo Canale di Vaglie, pensati per fare in modo che il flusso delle acque, freddissime, funzionasse da circuito refrigerante. In questo modo, era possibile conservare latte, burro e formaggi anche nei mesi caldi, quando le temperature avrebbero portato presto i vari prodotti ad essere inutilizzabili. Invece, i contenitori del latte e dei suoi derivati venivano sistemati negli stanzini, a disposizione dell’intera comunità, e lì potevano rimanere anche diversi mesi in condizioni ideali. I lavorati caseari, e non solo, erano sempre a disposizione e quando la necessità chiamava potevano essere presi ed usati in cucina.

Si parla di un lunghissimo periodo storico in cui l’economia era di sussistenza o poco più, con diete povere spesso a base di polenta e castagne, in cui il contributo del latte e del formaggio era fondamentale per garantire condizioni fisiche quantomeno discrete.



DOVE SONO

Gli stanzini si trovano appena fuori dal borgo, nel tratto segnato dal Canale, ed erano facilmente raggiungibili. Ora, sono una testimonianza diretta dell’ingegno umano e di una storia che molti nemmeno ricordano.

Ligonchio, per molti versi, è una parabola esemplare. Area di natura e ruralità, a inizio ‘900 divenne una delle zone più ricche, popolose e avanzate della provincia grazie alla nascita della centrale idroelettrica. Le migliorie tecnologiche, con conseguente riduzione degli addetti e del relativo indotto, hanno portato però dagli anni ’60 ad un progressivo spopolamento e oggi, fra distanze e collegamenti, rimane un luogo bellissimo, ma sempre meno abitato. —

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