«Serve il partito del Sì Diga». In piazza sit-in di protesta

Lo striscione di protesta dei sostenitori della diga a Vetto

Vetto, in piazza per ricordare che il 15 agosto di trent’anni fa, furono sospesi i lavori di costruzione della diga

VETTO. Il giorno di Ferragosto, in piazza a Vetto, si è tenuta quella che gli organizzatori hanno chiamato “la giornata del ricordo”: un atto commemorativo per ricordare che il 15 agosto di trent’anni fa, furono sospesi i lavori di costruzione della diga di Vetto. «Con motivazioni che non vale la pena commentare e su cui si è espressa la Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite» scrive in una nota Lino Franzini, presidente di Bim Enza.

«Dopo la sospensione dei lavori della Diga di Vetto, centinaia di montanari dovettero lasciare le loro terre, le loro case, i loro cari, cambiare le loro prospettive di vita e scendere in città in cerca di lavoro, abbandonando le terre che i loro padri avevano coltivato per secoli a lupi e cinghiali e al dissesto idrogeologico totale – scrive ancora Franzini – La mancata costruzione di quest’opera ha comportato centinaia di milioni di danni da esondazioni e da siccità, l’agricoltura reggiana e parmense, la vera industria che ha reso grande l’Italia nel mondo è sempre più in difficoltà per la mancanza d’acqua ad uso irriguo; se qualcuno voleva ottenere questo c’è riuscito».

«Ma ora montanari, agricoltori e tanti cittadini di paesi e città dicono basta, la diga di Vetto serve e va fatta; se il potere politico attuale non è in grado di decidere è giunto il momento che si costituisca il partito del “SI alla Diga di Vetto”, il partito dell’acqua, il partito degli agricoltori, dei montanari, del miglioramento del clima e dell’ambiente – rilancia – Gli attuali governanti non possono più fare finta di nulla e dire non sapevo; il 24 luglio 2019 l’Università di Berna ha lanciato un allarme sulla velocità inarrestabile dell’aumento delle temperature sul pianeta terra... Nonostante questi continui allarmi, qui in Emilia si continua a rimandare un’opera progettata per i fabbisogni di 30 anni fa e ora nettamente insufficiente ai fabbisogni idrici plurimi di oggi».

«Ora – conclude – non resta che augurarci che alle prossime elezioni regionali in via della Fiera a Bologna ci sia qualcuno che faccia presente le problematiche dei paesi montani».