«Non è vero che il percorso era segnalato»

Il fidanzato di Marisa Moretti parla dopo l’incidente al trial notturno: la 48enne caduta nel dirupo è morta in ospedale

VENTASSO. «Non corrisponde a verità che il percorso era segnalato, che abbiamo deciso di uscire dallo stesso e che stavamo percorrendo un sentiero diverso da quello indicato nella mappa messa a disposizione degli atleti dall’organizzazione».

Paolo Fabbiani, il fidanzato di Marisa Moretti, la 48enne di Castelnovo Monti morta per le gravi ferite riportate nella caduta di venerdì notte durante la partecipazione al “Centrale Night Trial”, la corsa notturna che rientrava nel programma delle celebrazioni per il centenario della centrale Enel di Ligonchio, interviene così su quanto accaduto. E dopo che la ricostruzione dell’incidente, nella giornata di sabato, da parte anche del sindaco di Ventasso Antonio Manari – che in segno di lutto aveva subito deciso in accordo con Enel e Iva Zanicchi, il rinvio del concerto in programma – aveva evidenziato come la caduta sarebbe avvenuta fuori dal percorso della competizione.



Paolo Fabbiani – Marisa era con il fidanzato, noto geometra, e un’amica in quel fatale momento – vuole ringraziare il personale medico e infermieristico, in particolare la dottoressa Paola Magnani del pronto soccorso di Castelnovo Monti, nonché il Soccorso alpino, le forze dell’ordine e tutte le persone che sono intervenute.

Ma, fa sapere, che «mio malgrado e pur nel profondo dolore del momento, visti gli articoli della stampa locale e le dichiarazioni del sindaco Manari per le quali esprimo profondo rammarico in quanto lo stesso si permette di assolvere e condannare senza conoscere i fatti e senza avere contattato né il sottoscritto, né altre persone presenti, preciso che la ricostruzione dei fatti fornita dagli organi di stampa non corrisponde a realtà. Sarà mia cura precisare i fatti così come realmente accaduti».

Parole, quelle di Fabbiani, che sono cariche di dolore per una tragedia che ha scosso tutti e che è arrivata come un fulmine in un cielo sereno nella sua e nella vita di Mari.

La salma di Marisa Moretti resta all’obitorio dell’ospedale Maggiore di Parma. A disposizione della procura di Reggio.

Intanto, però, i carabinieri di Ligonchio hanno svolto già i primi accertamenti. Doverosi, per cercare di ricostruire la dinamica dell’incidente e naturalmente capire se ci siano state carenze organizzative nella manifestazione in cui ha perso la vita la 48enne. Un atto dovuto, che sta passando anche per l’ascolto sia del fidanzato che dell’amica che era con lei quella notte quando intorno alle 22.30 Mari è caduta. Un volo di una quindicina di metri nel buio, soprattutto in un punto difficile, di roccia, nei pressi del torrente Rio Re.

La chiamata ai soccorsi, la mobilitazione straordinaria del Soccorso alpino e l’intervento di due elicotteri, compreso uno dell’aeronautica militare, purtroppo non sono serviti a salvarla. Perché Mari quando è stata finalmente recuperata, era apparsa da subito gravissima. Con il verricello nella notte tra venerdì e sabato era stata caricata sull’elicottero e trasferita all’ospedale di Parma. Ma nel reparto di Rianimazione, qualche ora dopo, il suo cuore ha smesso di battere.

E ora per lei – originaria di Cecciola; i genitori sono morti, lascia due fratelli – ci sono solo tante lacrime e tanto dolore. —