Altre 2mila balle di rifiuti pericolosi trovate alla ditta che operava a Codisotto

Il ritrovamento di alcune balle di stracci da parte dei carabinieri della forestale

Luzzara, scatta il sequestro dei carabinieri forestali anche nella sede legale della società di Guidizzolo (Mantova) finita sotto indagine

LUZZARA. Dopo il capannone di Codisotto di Luzzara, sono scattati i sigilli anche a quello di Guidizzolo: la società che ha riempito di rifiuti pericolosi l’edificio preso in affitto nella Bassa, ha fatto lo stesso anche nella sede legale mantovana. Lo hanno scoperto gli uomini del Nucleo investigativo del Gruppo carabinieri Forestale di Reggio Emilia che sono andati a controllare, come proseguo delle indagini già avviate e che hanno portato alla denuncia di tre persone: il legale rappresentante della società, un 64enne di Bergamo; un dipendente moldavo di 34 anni e un aiutante che formalmente non risulta essere dipendente della ditta, un mantovano di 47 anni.

Stipati nel capannone del Mantovano, i carabinieri forestali hanno trovato qualcosa come 2mila balle di rifiuti misti: diversamente da quanto trovato a Codisotto, dove c’erano prevalentemente tessuti, qui si parla in prevalenza di materiale plastico, di provenienza commerciale o industriali. L’ipotesi investigativa è che aziende che devono smaltire grossi quantitativi di rifiuti invece di rivolgersi ai circuiti regolari, si avvalgono invece di altri canali che a prezzi decisamente più bassi – fin della metà – smaltiscono sì, ma ovviamente non in maniera regolare. Quello dei capannoni stipati di rifiuti è un fenomeno che in particolare in Lombardia sta assumendo in contorni dell’emergenza, anche perché non di rado questi vengono incendiati, con potenziali danni alla salute pubblica. Ma anche dove non avvengono gli incendi dolosi, resta la “patata bollente” dello smaltimento dei rifiuti che con l’irreperibilità dei diretti responsabili passa ai proprietari degli immobili. Sia per Codisotto che per Guidizzoli si parla di non meno di 200mila euro per togliere e smaltire regolarmente l’ammasso di rifiuti. Un problema non da poco.


Il sequestro probatorio effettuato a Guidizzolo è già stato convalidato dal pubblico ministero della procura di Mantova. La proprietaria del capannone di Guidizzolo già da qualche tempo si era accorta che qualcosa non andava con le persone a cui aveva dato in affitto l’immobile, tanto da denunciare il tutto alla locale stazione dei carabinieri.

La donna aveva affittato a inizio nel 2009 a una ditta locale che si occupa di rottami ferrosi, poi era subentrato un suo fornitore che a un certo punto aveva smesso di pagare. Fino a inizio di quest’anno quando un collaboratore, un ragazzo moldavo, le aveva prosto una soluzione, presentando alla proprietaria un imprenditore bergamasco disposto a subentrare nell’affitto. «Nel frattempo, senza alcuna autorizzazione da parte mia – ha dichiarato la donna alla Gazzetta di Mantova – mi hanno riempito il capannone di materiali di scarto e, nonostante una promessa di liberare i locali, non l’hanno fatto». Fino ai recenti sigilli, con l’intervento degli investigatori reggiani.