Spari alla ditta di Bibbiano, «la Colt? Trovata su una panchina al cimitero»

L’esterno della carpenteria Dmc di via Nazario Sauro a Barco di Bibbiano

Bibbiano, spari alla ditta: questa la versione di Massimiliano Gaudiano, accusato di detenzione di arma clandestina. Resta in cella

BIBBIANO. «Frequento spesso il cimitero di Sassuolo, dove vado a far visita ai miei cari defunti. Un giorno al cimitero ho trovato la pistola su una panchina, in una busta di cellophane avvolta da un fazzoletto. E l’ho tenuta». Così Massimiliano Gaudiano, 44 anni, nato a Sassuolo (Modena), residente a Casalgrande e domiciliato a Castellarano, ha spiegato ieri davanti alle insistenti domande del giudice il possesso della pistola con la quale mercoledì scorso ha esploso un colpo contro il portone di un’azienda.

Un episodio che ha suscitato scalpore e spavento alla Dmc di via Nazario Sauro a Barco di Bibbiano, dove l’uomo si è presentato inveendo contro i dipendenti che avevano appena finito il turno, chiedendo del titolare (un parmense assente), minacciando i dipendenti e mettendosi a urlare: «Voglio i miei soldi, diteglielo, sono qui per i miei soldi». Un gesto eclatante, motivato da un mancato pagamento da parte del titolare della ditta, già sottoposta a stop, l’anno scorso, da parte della polizia municipale per presunti illeciti nello smaltimento dei rifiuti.


Dopo una veloce indagine sull’intimidazione avvenuta alle 19, nel giro di poche ore i carabinieri di Bibbiano sono risaliti al responsabile e durante una perquisizione domiciliare a casa del 44enne hanno trovato una Colt calibro 7.65, con un caricatore e altre tre cartucce. Un’arma clanestina con la matricola abrasa, che è stata sequestrata e sarà analizzata per verificare se è stata usata per commettere altri reati. Massimiliano Gaudiano è stato arrestato per detenzione illegale di arma clandestina, esplosioni pericolose e minaccia aggravata.Ieri, in tribunale, si è svolta la convalida per la sola detenzione della pistola, unico reato in flagranza. Su quella Colt si sta concentrando l’attenzione dell’Arma, anche alla luce del passato dell’artigiano edile, arrestato nel 2009 dai carabinieri della Tenenza di Scandiano insieme ad altri tre per spaccio di cocaina.

Durante l’udienza di ieri Gaudiano, oltre ad esporre il ritrovamento a suo dire del tutto fortuito della pistola, si è dilungato sul motivo del gesto eclatante. «Ho fatto una cavolata – ha detto il 44enne, ammettendo le sue responsabilità – Ma ero stanco di essere preso in giro dal titolare della Dmc». E ha raccontato il motivo della sua esasperazione. Mesi fa l’artigiano ha inviato i suoi operai per eseguire dei lavori edili alla Dmc, ma il committente non aveva mai versato la cifra pattuita. «Io avevo bisogno di quei soldi, ma l’imprenditore non me li dava». Di fronte ai continui rinvii e alle scuse addotte dal debitore, l’artigiano le ha provate tutte: messaggi e mail di sollecito. Si è anche recato di persona, una prima volta, nell’azienda di Barco: era scoppiato un animato diverbio tra lui e il titolare, con l’arrivo dei carabinieri. «In quell’occasione i militari mi hanno pure dato ragione».

Il pm onorario ha sostenuto la custodia cautelare in carcere, mentre l’avvocato difensore del 44enne, Giuseppe Migale Ranieri, ha chiesto la remissione in libertà o in subordine i domiciliari a Casalgrande.Il Gip Dario De Luca ha convalidato l’arresto e ha confermato la misura: Gaudiano per ora resta in carcere. —