Cosa è successo a Bibbiano, tutte le tappe dell'inchiesta Angeli e demoni

"Parlateci di Bibbiano", chiedono in molti in riferimento allo scandalo affidi. Ecco tutto quello che c'è da sapere: un'inchiesta delicata, 29 indagati, 11 misure cautelari, il futuro di sei bambini. E tanto rumore di fondo

BIBBIANO (REGGIO EMILIA). “E allora Bibbiano?”, “#parlatecidibibbiano”, “#bibbianoOMERTÀ”. I tormentoni si rincorrono sui social network e nei bar, mentre brandelli di verità scompaiono tra le pagine dei quotidiani. Per capire davvero “Angeli e demoni”, l'indagine che mette nel mirino la gestione degli affidi da parte dei servizi sociali dell'Unione Val d'Enza, bisogna eliminare i rumori di fondo e seguire solo due fili di Arianna. Da una parte c'è la gestione dei fondi pubblici, con l'affidamento diretto di incarichi di psicoterapia remunerati più del dovuto; dall'altra ci sono i sei bambini strappati alle famiglie, le relazioni dei servizi sociali che cercano abusi sessuali ovunque, le macchine per “estrapolare i ricordi”, il condizionamento psicologico.

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Per quattro dei piccoli, tuttavia, il lieto fine è arrivato prima che l'inchiesta divenisse pubblica: il Tribunale per i minori di Bologna aveva già provveduto al ricongiungimento con le famiglie di appartenenza. Segno che i sospetti erano noti da tempo: proprio i giudici del capoluogo emiliano stanno vagliando altre settanta segnalazioni, oltre ai sei casi finiti nel fascicolo della pm Valentina Salvi. Un'altra bambina da oggi, 25 luglio, potrà abbracciare di nuovo i suoi genitori. In una lettera toccante chiedeva perché il padre non le scrivesse mai: in realtà il genitore continuava a inviarle biglietti e regali, che puntualmente non venivano recapitati.

Le tappe dell'inchiesta: la timeline

GLI ARRESTI

È il 27 giugno 2019. Alle prime luci dell'alba i carabinieri si presentano a casa di Andrea Carletti, sindaco Pd di Bibbiano appena riconfermato e assessore ai Servizi sociali dell'Unione Val d'Enza. Si recano in municipio insieme a lui ed eseguono alcune perquisizioni. A Carletti comunicano una misura cautelare: è agli arresti domiciliari. Come altre cinque persone: Federica Anghinolfi, dirigente dei Servizi sociali, la coordinatrice Maria Pia Veltri, l'assistente sociale Francesco Monopoli e i due psicoterapeuti Nadia Bolognini e Claudio Foti, marito e moglie, anime della “Hansel & Gretel” onlus. La stessa associazione in cui erano state formate le psicologhe coinvolte nell'inchiesta giornalistica Veleno, che denunciava casi di bambini strappati ai genitori nella Bassa modenese.

Il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti

La misura per Foti viene revocata il 18 luglio dal Tribunale del Riesame di Bologna. Ad altri cinque è invece impedito di esercitare la professione per sei mesi, con la posizione di una psicoterapeuta rivista in seguito. In tutto sono 29 le persone indagate, tra cui spicca il direttore dell'Ausl locale Fausto Nicolini. I reati contestati seguono i due fili: da una parte l'abuso d'ufficio, il falso in atto pubblico, il peculato d'uso. Dall'altra la frode processuale, il depistaggio, la violenza privata, le lesioni gravissime ai danni dei minori. Il denaro e i bambini, appunto.

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IL FILO DEL DENARO

Riavvolgendo il filo del denaro troviamo il fiume di soldi pubblici dirottati nella mani di pochi: un danno erariale che si stima in 200mila euro. Secondo l'impianto accusatorio al centro del giro c'è la dirigente Anghinolfi, che affida senza gara ai tre psicoterapeuti di Hansel & Gretel – Foti, Bolognini e Sarah Testa – il trattamento dei minori per una cifra di 135 euro l'ora per ognuno – a fronte di un prezzo medio di 60-70 -, per servizi che l'Ausl avrebbe potuto offrire gratuitamente.

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L'associazione si insedia stabilmente, secondo gli inquirenti, all'interno dei locali pubblici dello spazio “La Cura”, “assumendo la paternità, a titolo oneroso e in assenza di qualunque titolo, della psicoterapia dei minori in carico ai Servizi Sociali”. Qui si inserisce l'accusa di abuso d'ufficio e falso al sindaco di Bibbiano Carletti, estraneo al filone dei maltrattamenti sui bambini ma consapevole, per gli investigatori, della “totale illiceità del sistema”. Anghinolfi, inoltre, con il supporto di altri indagati, sarebbe centrale anche nella gestione illecita dei pagamenti “con particolare riguardo al doppio passaggio del denaro dall'Unione Val d'Enza ai genitori affidatari e da questi ultimi ad Hansel & Gretel”. Ma anche i rapporti più personali della dirigente hanno generato polemiche: tra gli indagati figura anche la sua ex compagna a cui affida una bambina.

IL FILO DEI BAMBINI

Seguendo il filo dei bambini, invece, gli investigatori ravvisano un sistema manipolatorio da parte di psicologi e assistenti sociali, architettato per convincere i piccoli di aver subito abusi sessuali e maltrattamenti che in realtà non si sarebbero mai verificati. Persino relazioni e documenti sarebbero contraffatti: dai disegni corretti alle frasi attribuite ai piccoli, dai regali nascosti alle pratiche poco ortodosse. Alcuni bambini chiedono dei genitori, ma gli psicologi ribattono con frasi come “Ma non ti ricordi che hai detto che non li volevi più vedere?”. Tanto che c'è chi risulta condizionato, sostiene il giudice, “in maniera profonda”.

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C'è poi il deposito in cui giacciono i regali e i biglietti inviati dai genitori, stessa sorte per quelli scritti dai bambini, mai recapitati. Una delle indagate, Maria Pia Veltri, è accusata di aver depistato i carabinieri durante un'ispezione nel magazzino. E poi c'è la macchinetta per estrapolare i ricordi: uno strumento a impulsi elettromagnetici che simula la fase rem del sonno. Non un elettroshock, come avevano riportato inizialmente alcuni mezzi di informazione.

Scarpette bianche per i bambini coinvolti nell'inchiesta

PAROLA AGLI INDAGATI

Nei primi interrogatori hanno risposto alle domande degli investigatori solo il sindaco di Bibbiano, Carletti, e lo psicologo Foti. Il primo cittadino si trova ancora ai domiciliari e lamenta di aver subito “un linciaggio da parte della gente sul web”, spiega il suo avvocato. “Gli viene contestato l'abuso d'ufficio per aver violato le norme sull'affidamento dei locali dove si svolgevano le sedute terapeutiche, ma non è minimamente contestato il concorso nei delitti che lì avevano luogo”, precisa.

Foti, invece, è libero dal 18 luglio. “Aveva due capi d'accusa – spiega il suo difensore -: uno riguardava l'aver manipolato la mente di una ragazza durante le sedute di psicoterapia; l'altro è l'abuso d'ufficio. Sul primo, il più grave, c'è stato l'annullamento dell'ordinanza”.

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Con il tempo, tuttavia, alcuni indagati iniziano a collaborare con gli inquirenti. L'assistente sociale Cinzia Magnarelli, ad esempio, descrive “il modus operandi del Servizio, impostato da altri e sul quale lei si era adagiata”, sottolinea il suo legale. “Si era creato – spiega – un clima paragonabile alla caccia alle streghe” dove la “spia dell'abuso annullava qualsiasi altro disagio”. Nadia Campani, responsabile dell'ufficio piano dell'Unione, spiega che visto l'aumentare dei casi di minori abusati l'affidamento esterno è quasi obbligato: “Non c'erano le risorse né umane né materiali per far fronte alla situazione”. Dopo aver letto le dichiarazioni di Magnarelli, anche Veltri chiede di essere ascoltata dalla pm, che l'ha torchiata per tre ore. “Ha voluto ribadire la sua totale estraneità ai fatti contestati”, ha spiegato il suo avvocato.

AFFIDI, MANCANO I DATI

Secondo l'ultimo rapporto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che si riferisce al 2016, i minori che vivono fuori famiglia sono 26.615: 14.012 sono in affidamento famigliare, mentre 12.603 sono collocati in servizi residenziali, esclusi quelli stranieri non accompagnati. Ma la presidente della commissione bicamerale per l'infanzia Licia Ronzulli ritiene che siano almeno il doppio, come ha spiegato a Skytg24. È dunque lampante la carenza di dati aggiornati che permettano di monitorare il sistema, lamentata anche dalla Garante Filomena Albano. “L'Autorità da anni fa un'attività di supplenza e acquisisce dati sui minorenni fuori famiglia da parte delle procure – spiega -. C'è però un'assenza di informazioni: occorre che l'Italia abbia un sistema informativo strutturato che ci dica quanti sono i bambini e i ragazzi via dalle famiglie di origine”.

I principali operatori del settore invocano da tempo una riforma del sistema, che ancora mantiene la ripartizione di competenze tra il tribunale ordinario e quello dei minorenni. Nel frattempo la Regione Emilia Romagna ha messo insieme una squadra di esperti che ha il mandato di individuare falle e distorsioni nel meccanismo negli affidi e di avanzare proposte per migliorarlo. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini e alcuni parlamentari Cinque Stelle hanno annunciato a più riprese la composizione di una commissione d'inchiesta sulle case famiglia in Senato, che dovrebbe insediarsi entro i primi di agosto.

DAGLI ESORCISMI ALLE MINACCE

Comizi, hashtag, esorcismi, minacce. Si capisce come nessuna di queste manifestazioni possa aiutare, in qualche modo, le indagini su un caso così delicato. Eppure sul tormentone “E allora Bibbiano?” si è saldata una galassia composita di ultracattolici, movimenti di estrema destra e gruppi No Vax. Una sorta di piattaforma oscurantista che si è palesata sabato 20 luglio alla “Fiaccolata per la verità a Bibbiano”. I cui bersagli principali sono il Partito democratico e il movimento Lgbt. D'altronde il sindaco di Bibbiano è un dem – autosospeso - e Federica Anghinolfi è un'attivista per i diritti delle persone gay. Niente di più facile, che gettare tutti nel calderone.

Un manifesto apparso a Napoli durante un sit-in di Fratelli d'Italia

Di lì alle minacce personali a chi non è mai stato sfiorato dall'indagine il passo è breve. Istruttiva, in questo senso, è la telefonata ricevuta dal presidente di Arcigay Bologna Vincenzo Branà: “Cosa state coprendo a Reggio Emilia brutte merde? Togliete i figli per darli ai gay. Dimmi dove sei frocio che ti vengo a tagliare la gola. Ti ammazzo frocio di merda”. Il segretario regionale Pd Paolo Calvano ha invece deciso di denunciare l'autore del post con una foto che lo accostava ad uno degli indagati. Ma nel mirino degli estremisti finiscono anche gli operatori dei servizi sociali non coinvolti nell'inchiesta. Ricevono giornalmente lettere d'odio, telefonate minatorie, insulti dai passanti. E tutto culmina nel gesto dei cittadini di Bibbiano che, in segno di repulsione verso la fiaccolata del 20 luglio, chiudono le finestre. Ma c'è chi gli urla dal corteo: “Bibbianesi dove siete? Aprite le finestre! Siete collusi”. Così anche loro finiscono nel calderone.

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