Scandalo affidi, stabilito il ricongiungimento con le famiglie per quattro bambini

Per quattro bambini sui sei inseriti nell’inchiesta Angeli e Demoni c’è già stato un lieto fine: il tribunale dei Minori ha deciso il ricongiungimento con le famiglie

REGGIO EMILIA. Il lavoro dei giudici del tribunale dei Minori di Bologna prosegue incessantemente per esaminare in modo più approfondito tutta la settantina di casi e segnalazioni opera dei servizi della Val d’Enza. E mentre i magistrati guidati dal presidente Giuseppe Spadaro controllano fascicoli e cartelle, emerge come già da tempo il tribunale minorile avesse intercettato delle irregolarità nel lavoro svolto dai professionisti ora sotto inchiesta.

Al punto che per quattro bambini sui sei inseriti nell’inchiesta Angeli e Demoni c’è già stato un lieto fine: i loro casi sono stati riesaminati dai giudici di Bologna ed è stato deciso il ricongiungimento con le famiglie di appartenenza.

Su chi siano questi bambini ovviamente, per tutelare i minori, vige il massimo riserbo ma tanto le segnalazioni, quanto i ricongiungimenti, sono avvenuti prima del 27 giugno, giorno in cui è deflagrata l’inchiesta e sono scattati gli arresti. Un retroscena che conferma quanto da sempre sostenuto dallo stesso Spadaro, ovvero che in tutta questa vicenda il tribunale minorile di Bologna è «parte lesa» e che da tempo vi era più che qualche dubbio sull’operato dei servizi della Val d’Enza. Non a caso proprio le perplessità dei magistrati bolognesi hanno dato un input importante alle indagini reggiane.

Mentre l’iter processuale prosegue, Spadaro sta continuando a rivalutare, con i suoi colleghi del tribunale e della procura minorile e d’intesa con la procura di Reggio, i procedimenti al centro dell’indagine e per alcuni casi arrivando a inviare i propri giudici per verificare direttamente le condizioni dei minori coinvolti.

Gli accertamenti riguardano non solo i casi finiti nell’inchiesta ma tutti quelli seguiti dai servizi della Val d’Enza negli ultimi due anni, segno che l’ufficio giudiziario vuole fare chiarezza su tutte le segnalazioni. Proprio per questo motivo tutti i casi sono stati affidati a un differente servizio sociale, conferendo anche incarico a consulenti e periti per far luce su ogni situazione e riesaminare le precedenti risultanze dei servizi sociali sotto inchiesta.

I giudici sono stati anche nelle comunità ospitanti e hanno incontrato insegnanti nelle scuole e dagli accertamenti preliminari sono emerse omissioni e anomalie all’interno delle relazioni dei servizi. Tra l’altro, in una procedura di dichiarazione di abbandono, e quindi con sentenza di adottabilità – dove i genitori biologici si erano resi effettivamente autori di condotte estremamente pregiudizievoli nei confronti dei figli – il servizio non avrebbe comunicato al tribunale che erano state individuate coppie e già lì collocati i minori.

Tutto questo nonostante l’ordine esplicito di trovare famiglie affidatarie «di concerto con i giudici». Un’attività, quindi, che avrebbe indotto in errore Procura e lo stesso tribunale per i minori, che ora vuole vederci chiaro.