Ndrangheta, il Riesame conferma il carcere per i due Grande Aracri

Rimangono in cella sia il boss Francesco che il figlio Paolo Aggredita però l’ordinanza su ditte e lancio del sasso alla Rai



Sono trascorsi una ventina di giorni dall’ operazione antimafia Grimilde, contrassegnata da 76 indagati (13 vivono a Brescello) fra cui 16 raggiunti da una misura restrittiva (13 in carcere e 3 agli arresti domiciliari).


Dopo gli interrogatori di garanzia, per chi è stato raggiunto da una misura cautelare la battaglia legale si è spostata al Riesame e l’organo giudicante bolognese ha mantenuto dentro sia il 65enne Francesco Grande Aracri (considerato dagli inquirenti capoclan nella Bassa), sia il figlio 29enne Paolo Grande Aracri (pure lui accusato di associazione mafiosa). Il padre è in cella ad Ancona, il figlio a Frosinone. Sono difesi dai legali Carmine Curatolo, Marco Terraciano e Andrea Marvasi. Una decisione articolata quella del Riesame, visto che i giudici (la Corte è presieduta da Andrea Santucci, a latere i colleghi Mirko Magiocco e Manuela Melloni) relativamente a Francesco e Paolo Grande Aracri hanno annullato l’ordinanza in ordine a diversi capi d’imputazione. Solo fra 45 giorni verranno depositate le motivazioni di questa decisione, quindi non è ancora chiaro se i magistrati, su questi capi d’imputazione, abbiano annullato per mancanza di gravità indiziaria o si siano espressi solo sulle esigenze cautelari legate a queste vicende. Vedremo. Ma quali versanti dell’inchiesta sono stati toccati dal Riesame? Si tratta di alcuni casi (con l’aggravante mafiosa) riassunti dall’accusa nel reato di trasferimento fraudolento di valori, in particolare la cessione fittizia di quote delle società Viesse srls (con sede a Brescello, le attribuzioni vengono collocate nel 2015 e nel 2016), Holding srls (con sede a Reggio Emilia, si fa riferimento al giugno 2017) e Generali Edile srls (con sede a Modena, qui si data ottobre 2017). Società ufficialmente deputate ad attività edilizie, ma in un caso anche a catering ed organizzazione di ricevimenti.

Infine la vicenda che coinvolse una troupe Rai del Tg2 che il 29 marzo 2018 stava effettuando a Brescello (in via Pirandello) un’inchiesta sulla ’ndrangheta: secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori i giornalisti vennero prima allontanati minacciosamente e poi l’auto del cameraman fu colpita da un sasso. Scattò una denuncia, ma anche la controquerela dei Grande Aracri, poi accusati di calunnia. —