«Ormai siamo perseguitati dovremo cambiar cognome»

REGGIO EMILIA. La lunga mattina in tribunale della famiglia Grande Aracri.

Momenti intensi, lacrime, saluti disperati, diversi conciliabili fra loro o con gli avvocati difensori quando escono dall’aula al termine del rispettivo interrogatorio di garanzi . Sempre insieme, compatte, la moglie (Santina Pucci) e la figlia (Rosita) di Francesco Grande Aracri. Sanno di essere entrambe indagate a piede libero. Si sorreggono a vicenda, ma soprattutto sono lì per trasmettere forza ai congiunti arrestati.


I familiari vanno e vengono dall’aula degli interrogatori davanti al gip Giovanni Ghini, perlomeno finché si può, perché ad un certo punto arrivano i vigilantes e scatta la “blindatura”. Sul finire, cioè nel primo pomeriggio, i controlli si allentano e gli interrogatori si spostano nell’aula a fianco, il tutto presieduto dal gip Luca Ramponi. Come i cronisti, madre e figlia cercano d’intuire dall’esterno cosa sta accadendo dentro l’aula, perché rispetto a prima Grande Aracri e il figlio Paolo non se ne stanno zitti. Dopo tante ore serpeggia fra i familiari non solo stanchezza, ma anche un certo disappunto: «È una persecuzione, saremo costretti a cambiare cognome» dice ad alta voce Rosita Grande Aracri a commento di un veloce colloquio con uno dei loro legali. Poi davanti al taccuino mette a fuoco la sua disperazione: «Non ho voglia di niente – dice – ho solo voglia di morire». Della famiglia c’è anche Carmelina Passafaro, moglie di Salvatore Grande Aracri, figlio maggiore di Francesco. Pure lei è indagata. Gira con una cartellina piena di documenti. Si informa con l’avvocato difensore del marito. C’è un po’ di preoccupazione perché dopo la definitiva confisca dell’abitazione a Brescello, ora vive con i suoi due figli momentaneamente in albergo. In attesa di capire come si metterà per il marito. —

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