Frecciarossa in avaria, per i passeggeri due ore da incubo nel forno Mediopadana

I passeggeri in attesa alla stazione alta velocità Mediopadana

Reggio Emilia, in attesa di un treno sostitutivo hanno prima gremito la sala d’attesa e poi la pensilina con temperature oltre i 40 gradi 

REGGIO EMILIA. La Mediopadana? Bella, ma non ci vivrei. Soprattutto adesso che ci sono più di 40 gradi, soprattutto ora che un Frecciarossa in avaria, rimasto senz’aria condizionata, mi ha scaricato qui invece che a Pescara, dove avrebbe dovuto. Può un’opera architettonica che è diventata famosa nel mondo trasformarsi in una trappola per diverse centinaia di persone? Può. È successo in quello che i meteorologi di mezzo mondo avevano indicato come uno dei giorni più caldi di sempre. Giovedì pomeriggio, per i passeggeri di un treno alta velocità di Trenitalia, il Frecciarossa 9811, il gioiello dell’archistar Santiago Calatrava si è trasformato in un acquario infernale, una trappola da cui sono riusciti a uscire dopo quasi due ore di sauna forzata. Quasi due ore sballottati tra il sotto e il sopra della Mediopadana, in attesa di un treno che li portasse a destinazione, possibilmente in condizioni accettabili dal punto di vista termico.

Ma cosa è accaduto, giovedì pomeriggio al treno Frecciarossa 1000 numero 9811, partito da Milano alle 17.40?

È accaduto che – poco prima della stazione di Reggio Emilia Alta Velocità – l’impianto che regola l’aria condizionata, forse proprio a causa delle temperature troppo elevate, è andato in avaria. Ci sono dei protocolli – spiegano da Trenitalia – che laddove sia possibile impongono lo stop al treno e la sua sostituzione, per consentire ai passeggeri di proseguire il viaggio. Ed è quel che è accaduto giovedì.

La sala d'attesa della Mediopadana presa d'assolto dai passeggeri in attesa

Dopo aver fatto scendere i passeggeri dal treno in panne, è partita la ricerca di un treno alternativo. Ma occorreva un treno vuoto, perché quello andato in panne era, tra l’altro, molto vicino all’overbooking. Così, da Milano Centrale è partito uno dei Frecciarossa “di riserva” che servono a sostituire i convogli in panne. Il treno – spiegavano ieri da Trenitalia – è arrivato alla Mediopadana alle 20.38 e da lì è ripartito dopo aver caricato tutti i passeggeri, alla volta di Pescara.

Tutto è bene quel che finisce bene, quindi? Non proprio: in quelle due ore d’attesa, in una delle giornate più calde da quando Greta Thumberg ha smesso di andare a scuola il venerdì, i passeggeri si trovano loro malgrado sballottati tra la Sala Freccia, il bar e l’enorme sala d’attesa. «Immediatamente – spiegano da Trenitalia – è entrato in funzione un protocollo, con l’impiego di personale aggiuntivo addetto all’assistenza clienti. A questi passeggeri abbiamo messo a disposizione generi di conforto attraverso la collaborazione con il bar. Importante anche l’apporto degli agenti della polizia ferroviaria». Invero, sul posto sono arrivati anche i vigili del fuoco e una ambulanza. Perché in quelle due ore d’attesta, il caldo ha rischiato davvero di fare vittime. Colpa di una pensilina, quella disegnata da Calatrava, che con questo caldo rende il suo interno qualcosa di molto simile ad un acquario. Questione di percezione, certo, ma anche dell’assenza pressoché totale di qualunque impianto di aria condizionata, al di fuori delle due sale, peraltro subito prese d’assalto, e del bar della stazione. Niente refrigerio nè nella grande sala d’attesa e nessun beneficio termico nemmeno sulla pensilina.

«Vi preghiamo di scendere e attendere che vi chiamiamo. Noi restiamo qua a vostra disposizione fino a quando voi non salirete sul treno». Chi parla è un giovane agente della Polfer che assieme a un collega deve fronteggiare un “Quarto Stato” molto più agguerrito di quello di Pellizza da Volpedo: manager grondanti sudore e rabbia, bimbi piccolissimi spogliati su un trolley trasformato in fasciatoio, tacchi a spillo sofferenti per il su-e-giù in stazione. Per loro, Trenitalia ha già disposto il rimborso totale del viaggio. «È incredibile. Qui ci si scioglie, ma chi l’ha pensata ’sta stazione?». Un archistar, gli diciamo noi. Che oltretutto – fanno sapere da Trenitalia – ha l’ultima parola su qualsiasi modifica a questa stazione monumento. Per capirci: per mettere l’aria condizionata anche in altri spazi, bisogna chiedere il permesso a Calatrava. —