Terminal One rinuncia all'acquisto e alla gestione delle Fiere di Reggio Emilia

La decisione è stata presa dopo sei anni di aste andate deserte. Il presidente: "Il commissario giudiziale ha rifiutato la nostra ultima offerta"

REGGIO EMILIA. La tormentata vicenda delle Fiere di Reggio si arricchisce di un nuovo capitolo. E purtroppo non è dei più esaltanti. Il pool di imprenditori che si è costituito con la denominazione Terminal One ha infatti deciso di rinunciare a proseguire il cammino avviato per prendere possesso dell’insediamento fieristico di Mancasale.

Lo hanno deliberato giovedì sera, all’unanimità, i soci riuniti in assemblea dando ufficialmente il via ad una linea di disimpegno dalla società Fiere di Reggio Emilia della quale, al momento, detengono la gestione attraverso un affitto annuale che scade alla fine di dicembre 2019. Unanime anche la conferma dell’attuale Consiglio di amministrazione guidato dal commercialista Guido Prati e composto da Paolo Chiussi, vice presidente, e dai consiglieri Stefano Ruscelloni, Stefano Aleotti ed Ivan Paterlini.


La decisione è stata resa pubblica con un dettagliato rapporto dal quale traspira la sensazione di una esasperazione per il mancato completamento dell’iter procedurale e quindi la presa d’atto dalla inutilità di attendere ulteriormente il possibile investimento. Meglio dunque dirottare su altri fronti le risorse accomunate con indirizzi immobiliari o industriali non più riferiti alle Fiere di Reggio. A distanza di sei anni dall’avvio il percorso per arrivare ad una assegnazione del complesso espositivo, con aste deserte e non rifatte, tutto resta pertanto ancora indefinito malgrado la presenza di un gruppo dotato di alte credenziali ed animato da brillanti intenzioni.

Ma vediamo la nota diramata da Terminal One. Il primo passaggio recita: «Dopo l’ultima asta deserta del 23 aprile 2019, con le Fiere poste in vendita al valore di 8 milioni di euro, avevamo deliberato di rompere gli indugi per evitare di prolungare una gestione in affitto d’azienda annuale che, come abbiamo avuto modo di esprimere pubblicamente in diverse occasioni, per Terminal One rappresenta una gestione in perdita senza la possibilità di consolidare rapporti con nuovi soggetti interessati a manifestazioni ed eventi pluriennali che pure ci avevano contattato».

A seguire: «Terminal One aveva quindi presentato un’offerta irrevocabile cauzionata affinché fosse possibile organizzare una nuova asta da tenere entro il 24 luglio 2019, garantendo la partecipazione della società alla stessa, con l’impegno ad acquistare ad una somma che avrebbe potuto comunque essere oggetto di rilanci da parte di altri eventuali partecipanti. Ma anche nel caso di un’assenza di altri concorrenti tale asta si sarebbe comunque conclusa con l’aggiudicazione, sollevando così le Fiere di Reggio da una situazione di incertezza che perdura da troppo tempo».

In situazioni simili si parla di solito di un importo inferiore del 25%, in pratica di 6 milioni di euro. Ma la proposta è stata respinta e allora?

«L’assemblea dei soci ha preso atto che, nelle attuali condizioni, non è possibile proseguire nella gestione delle Fiere oltre gli attuali impegni contrattuali che, con la serietà e la responsabilità che ci ha contraddistinto fin dalla costituzione della società, intendiamo rispettare. Senza poter pianificare una attività pluriennale va tenuto conto della vetustà degli immobili, degli impianti, delle reti idriche e fognarie in continua emergenza che costringono a frequenti manutenzioni straordinarie. Operazioni nel solo primo trimestre di quest’anno hanno imposto spese per oltre 50 mila euro». I soci di Terminal One hanno quindi giudicato impossibile trovare una via d’uscita e, dopo una attenta riflessione, hanno deciso di non proseguire l’attività alle Fiere di Reggio oltre il termine contrattuale del 31 dicembre 2019. Peccato perché il polo fieristico è in una posizione strategica.

«Ci auguriamo – la conclusione – che nonostante tutto si trovi una strada per valorizzare l’infrastruttura. Siamo stati i primi a crederci, a impegnarci senza riserve, a cercare soluzioni affinché la potenzialità delle Fiere potessero esprimersi pienamente, ma purtroppo abbiamo dovuto constatare l’impossibilità di perseguire concretamente tali soluzioni».

Cosa succederà ora? Solo chi conduce la vicenda, l’avvocatessa Volta, potrebbe dare una risposta. —