Grande Aracri nel 2014 si sentiva perseguitato

REGGIO EMILIA. «Anche se quella condanna mi ha qualificato come “mafioso” chiedo quali elementi abbiano coloro che mi stanno giudicando sulla stampa per affermare che vivo nell’illecito e che nella mia attività lavorativa mi sono avvalso di condotte illecite? Chi è stato riconosciuto mafioso rimane mafioso per tutta la vita? Vi pare giusto che anche i miei figli ed i miei nipotini debbano essere discriminati, come purtroppo sta accadendo, dopo il clamore provocato dalle polemiche pubblicate dalla stampa?». Così scriveva Francesco Grande Aracri in una lettera indirizzata alla Gazzetta che pubblicammo con risposta (l’integrale sul nostro sito).

Una missiva scritta nel 2014 nella quale l’indagato diceva: «Dopo la scarcerazione sono stato intercettato, pedinato, investigato, senza che venisse accertata alcuna condotta illecita». —


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