’Ndrangheta a Brescello, dopo l’arresto lo sgombero: tolte le case a Grande Aracri

Liberate le villette di Brescello una volta portati in carcere Francesco Grande Aracri e i figli. Due sono in via Pirandello, l’altra in via Breda Vignazzi: ora sono dello Stato



Dopo aver accertato con le sentenze del processo Aemilia il radicamento della ’ndrangheta a Reggio Emilia, ora l’antimafia sta togliendo le case ai membri del clan Grande Aracri per sradicarla. Non solo processi e carcere quindi: a Reggio Emilia è in atto una più profonda opera di riconversione dei territori infiltrati, che passa per le confische delle abitazioni. Case con interni in marmo e salotti dorati, che ricordano lo stile ostentato ormai noto dei Casamonica e della serie tivù Gomorra.


Senza scordare piscina e sciccherie che hanno attirato nel tempo l’attenzione dell’antimafia, che con le misure di prevenzione patrimoniale aveva già sequestrato beni, società e soprattutto case, destinati alla confisca. Ádesso l’arresto per associazione mafiosa di Francesco Grande Aracri e dei suoi figli Salvatore e Paolo, ha spianato la strada all’atteso sgombero in via definitiva delle tre villette di famiglia diventate il quartier generale a Brescello della famiglia in odor di mafia. Una presenza evidente, che negli anni aveva portato quel lembo di terra – diventato zona residenziale – ad essere soprannominato Cutrello dai vicini di casa.

Già nel febbraio del 2017 la Cassazione aveva respinto l’ultimo ricorso da parte del ramo brescellese della famiglia di ’ndrangheta egemone da Cutro a Reggio Emilia, che voleva annullare la confisca seguita al sequestro preventivo del loro patrimonio – per la sperequazione tra stile di vita agiato e redditi inconsistenti – avviato nel 2013. Ma un ricorso in extremis presentato in tribunale ad Ancona contro il decreto di sgombero, aveva fatto slittare la consegna effettiva delle case alle mani dello Stato.

Poi, il 6 maggio scorso, la sentenza dei giudici: il decreto è valido e le case vanno liberate. Per farlo, però, si è atteso l’arresto di due giorni fa nelle more dell’operazione Grimilde, che ha portato nel carcere di Reggio Emilia Francesco Grande racri e i figli maschi.

Ad essere state sgomberate – cambiate anche le serrature – sono state le due villette di via Pirandello: al civico 1 ci abitava Salvatore Grande Aracri, 39 anni, astro nascente del clan e al centro dell’indagine Grimilde. Con lui abita la moglie, Carmelina Passafaro, anche lei indagata a piede libero nell’inchiesta della squadra mobile.

Il 64enne Francesco abita invece al civico 3 di via Pirandello con la moglie Santina Pucci, indagata a sua volta.

Infine c’è la terza casa, poco più avanti in via Breda Vignazzi, dove vive Rosita Grande Aracri, figlia di Franco, indagata sempre a piede libero.

Ma anche qui bisogna usare ora il tempo passato. Una volta portati in carcere è stata avviata la procedura di sgombero, con l’ausilio di un’ambulanza e l’assistenza dell’amministrazione comunale. Un protocollo standard rinforzato in questo caso dalla presenza del reparto mobile della polizia. L’operazione è avvenuta senza sbavature. Le mogli degli arrestati hanno rifiutato l’intervento dei servizi sociali trovando una sistemazione da amici e parenti che si sono offerti di ospitarli. Coinvolti nello sgombero anche i figli minorenni.

Le case sono state prima bonificate dalla scientifica della polizia e poi consegnate ufficialmente all’Agenzia nazionale per i beni confiscati, alla presenza anche di Alberto Peroni, amministratore giudiziario del patrimonio confiscato.

Un esproprio che proseguirà in zona: sempre in via Pirandello c’è infatti l’abitazione di Alfonso Diletto, nipote di Franco e condannato a 14 anni in Aemilia, colpito anch’egli dalla misura di prevenzione. —