’Ndrangheta e arresti a Brescello, il sindaco: «Dai cittadini tanti applausi alla polizia»

Il primo cittadino Benassi: «I cittadini svegliati dall’elicottero hanno reagito bene. Le case sono state sgomberate, ora l’obiettivo è destinare i beni a uso pubblico»

BRESCELLO. «Diversi cittadini sono stati svegliati alle 4 di notte dal passaggio insistente dell’elicottero, interrogandosi su cosa stesse accadendo. Quando si è saputo, i brescellesi hanno reagito positivamente: c’è chi ha applaudito al passaggio delle camionette della polizia di Stato». Questo il commento a caldo del sindaco di Brescello Elena Benassi, dal telefono rovente.

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L’operazione “Grimilde” è stata definita dal primo cittadino come «attesa da molti. Si conosceva la situazione qui a Brescello e non solo. Un blitz necessario e doveroso. Un grazie altrettanto doveroso alla DDA e alle forze dell’ordine che hanno raggiunto questo risultato», dando un altro colpo alle famiglie legate a Francesco Grande Aracri, il fratello del boss Nicolino, l’abitante (ma la residenza l’ha tenuta a Cutro) che con la sua presenza ha contribuito al primo scioglimento e commissariamento di un Comune reggiano per infiltrazioni mafiose.



Il soprannome di “Cutrello” è destinato ad essere archiviato?

«Il quartiere si troverà mutato radicalmente perché le roccaforti sono venute meno, smantellate ad una ad una dalle maxi inchieste: da Edilpiovra ad Aemilia, fino a Grimilde. Stavolta sono state sgomberate le abitazioni confiscate».

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Ecco: la confisca a carico di Francesco Grandi Aracri, il primo a subìre sequestri preventivi a più riprese a partire dal 2013, era definitiva. Eppure quelle ville erano ancora in uso e qualcuno gettò un sasso contro una troupe del Tg2 che nel marzo 2018 realizzava un servizio su questo.

«Noi da quando abbiamo iniziato il mandato ci siamo messi a disposizione della Prefettura per coordinarci. Eravamo pronti ad intervenire, anche con le chiavi, ma stavamo aspettando il nulla osta perché ci sono ancora ricorsi in ballo. Adesso il prossimo passo sarà dar seguito alla procedura d’interesse verso questi beni, per riscattarli e riconvertirli ad un uso pubblico. L’iter con l’Anbsc (l’agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, ndr) è avviato, ma siamo solo all’inizio, come ha esposto la nostra Commissione Legalità. L’intenzione è di coinvolgere la docente dell’Università di Bologna Stefania Pellegrini (i suoi studenti sono stati i primi a mappare la ricchezza della ’ndrangheta con il sito www.mafieeantimafia.it), per avviare al meglio il percorso partecipativo e trovare una soluzione che possa simboleggiare la rinascita di Brescello».

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Il gruppo consigliare d’opposizione “Brescello Riparte” le ha chiesto di convocare «una seduta straordinaria del consiglio comunale per informare». Cosa risponde?

«Non lo escludo, ma concedeteci il tempo di valutare i dettagli dell’operazione».



I deputati reggiani del M5S ricordano l’intervista-gaffe dell’ex sindaco Marcello Coffrini a Cortocircuito e si chiedono «cosa ne pensa l’attuale amministrazione, da sempre vicina ai Coffrini».

«All’accusa di continuità ho replicato mille volte. Certo sono di sinistra e ho scelto due assessori ex Coffrini (Giuditta Carpi e Gabriele Gemma): persone pulite, che si sono spese per il bene pubblico. Non vedo perché avrei dovuto escluderli».

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È davvero finita un’epoca?

«Si chiude una fase legata al passato, ma se ne apre un’altra delicata. Chi conosce i Grande Aracri come residenti sa che questo è stato un duro colpo per loro. Purtroppo i blitz non bastano a fermare la ’ndrangheta, che è tentacolare e cerca di ricostituirsi. L’attenzione deve restare alta».