Il difensore Staiano attacca in aula il pentito «Troppe contraddizioni»

REGGIO EMILIA. L’avvocato Salvatore Staiano – difensore di Angelo Greco – è chirurgico nel suo controesame al pentito Cortese.

Una lenta e inesorabile ricerca di contraddizioni nel racconto del collaboratore di giustizia relativamente all’omicidio di Giuseppe Ruggiero. In certi passaggi il teste si innervosisce, alza la voce, ma non scuote certo il difensore che va avanti per la sua strada. E nella fase più calda del controinterrogatorio arriva persino un battibecco fra il presidente Dario De Luca e l’avvocato Staiano: il giudice si sente preso di mira ironicamente da un commento del legale che a sua volta ribatte parlando di equivoco. Finisce lì, ma tirerà aria tesa fino al termine. Facendo riferimento a due verbali riempiti da Cortese (nel 2008 e nel 2017), l’avvocato Staiano contesta non poche cose al pentito, per versioni che divergono: sul travestimento da carabiniere di Antonio Valerio ingaggiato nel commando come autista (ora Cortese dice che si era messo una giacca e un cappello, mentre Valerio ricorda che indossava una tuta nera e nulla della divisa), sulla verniciatura della Fiat Uno per farla sembrare dell’Arma (il pentito aveva parlato di auto nera, mentre in Assise specifica che venne verniciata di colore blu scuro), su chi sparò quella notte a Ruggiero (Cortese in un verbale disse che a colpire era stato Greco, mentre adesso aggiunge anche Antonio Lerose). Il difensore batte molto anche su una specifica dichiarazione di Cortese («Non ho iniziato a collaborare per paura della galera o di essere ucciso, perché nella guerra tra Dragone e Grande Aracri io giravo in scooter per Cutro, mentre altri usavano auto blindate, inoltre Dragone aveva cercato di portarmi dalla sua parte») ritenendola incongrua e stridente visto che a quel tempo lui era un braccio armato di Nicolino. «Ma Dragone voleva solo gli assassini del figlio Raffaele e io non ero tra quelli» la risposta di Cortese. —


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