«Bidello e caposquadra pagati ma mai al lavoro»

REGGIO EMILIA. Con i racconti del pentito Cortese la sorpresa è sempre dietro l’angolo.

A partire dalle truffe allo Stato che dice di aver denunciato con una lettera anonima inviata alla Finanza di Crotone: «Antonio Dragone bidello per quarant’anni, un Ciampà caposquadra in un consorzio di bonifica: non hanno mai fatto un giorno di lavoro, eppure prendevano lo stipendio. Mi sono vergognato e anche se ero in buoni rapporti con tutti, ho segnalato queste cose con una lettera anonima. Non ho mai saputo com’è andata a finire».


E ne ha pure per il carcere di Crotone («Era gestito da noi, era in mano alla ’ndrangheta») con tanto di usanza quando uscivi di cella: «A Cutro quando vieni scarcerato ricevi tante visite, ti portano pasticcini, vino, soldi». Riconosce solo in parte le 35 foto di persone che gli vengono mostrate dal pm Ronchi, mentre non ha dubbi sulle immagini del condominio di Modena dove soggiornò per alcuni giorni prima dell’omicidio a Brescello. —

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