Reggio Emilia, il sindaco Vecchi regala al partigiano Alì la maglia antifascista: «La Manghi? Non sa la storia»

Giglio Mazzi ha ricevuto dal sindaco la maglietta calpestata dalla candidata di FdI nel suo discusso video su Facebook. Dura la riflessione del partigiano 91enne:: «Con questo governo i fascistelli escono fuori»

REGGIO EMILIA. In centro storico è giorno di mercato. In piazza Prampolini si affollano una mescolanza di giovani, famiglie, badanti e stranieri. E fra di loro cammina anche il partigiano Giglio Mazzi, nome di battaglia “Alì”: 91 anni, si guarda attorno e si gode sorridendo una città libera e multiculturale che lui, 74 anni fa, ha contribuito a realizzare.

Reggio Emilia, il sindaco dona al partigiano Alì la maglia antifascista calpestata dalla Manghi



Un sorriso che si trasforma presto in amarezza quando, nel suo appartamento in zona Mirabello, riceve il sindaco Luca Vecchi per parlare del gesto che più ha fatto discutere la città negli ultimi giorni: il filmato in cui Giorgia Manghi, candidata per Fratelli d’Italia, si pulisce i tacchi a spillo con la maglietta dell’antifascismo.

«È una sceneggiata che non saprei come definire – spiega Alì mentre riceve quella stessa maglietta da Vecchi – purtroppo dimostra quello che spesso viene fuori negli incontri con i giovani: che non sanno niente della storia contemporanea e della Resistenza. Quando parlo con gli studenti sento che anche gli insegnanti dicono “noi non riusciamo ad arrivare in fondo ai programmi”. Allora sa vot che sapia questi giovani, non sanno niente».

Ma la responsabilità, prosegue Mazzi, «in primis è dell’ordinamento scolastico che già negli anni ’60 e ’70 non voleva che si insegnasse la Resistenza per paura di valorizzare il comunismo, quando io quando facevo il partigiano non sapevo nemmeno cosa fosse il comunismo. Basti pensare alle brigate Matteotti, di ispirazione socialista, ma addirittura in Piemonte c’era una brigata monarchica. Avevamo tutti un solo scopo: cacciare i tedeschi e liberarci della dittatura fascista».

Tornando al video della Manghi, la delusione traspare evidente dalle parole del partigiano: «A un gesto simile si può arrivare solo pensando all’età che ha questa... non voglio neanche definirla. Probabilmente non si è resa conto della gravità di quello che ha fatto, tant’è che ci siam chiesti se valesse la pena continuare a farle pubblicità parlando di questa sciocchina. Ma una cosa del genere, qui nella nostra terra, non è neanche pensabile».

E avviene, continua infervorandosi sempre più, «solo perchè in questo momento, e voglio dirlo a chiare lettere, abbiamo un tipo di governo e di governanti che tollerano tutto ciò. Prima non succedevano, come mai adesso vengono avanti con una certa frequenza? Lo vediamo con Casa Pound, lo vediamo con Forza Nuova, lo vediamo sempre. I fascisti in Italia sono sempre rimasti lì, latenti, impuniti anche per colpa dell’amnistia del ’46/’47, i conti con il fascismo non sono stati fatti. Ma ora i fascistelli trovano il clima adatto in cui poter uscire, ed ecco che saltano fuori».

Parole alle quali fanno eco quelle del sindaco, secondo cui «si sono sdoganati una serie di valori che forse erano latenti nella pancia del Paese, senza però considerare che sono diametralmente opposti ai principi fondamentali della costituzione. È qualcosa che va al di là della sinistra italiana, qui si parla della storia del pensiero democratico, liberale, moderato, ambientalista, la storia migliore del Paese».

Per Vecchi, però il filmato della candidata della Meloni non è giustificabile con ragioni anagrafiche: «Abbiamo assistito nei giorni scorsi ad una cosa che non si era mai vista, un video orribile e irricevibile che non voglio derubricare con la giovane età e storie simili. Questa è una terra che ha dei valori, una storia di libertà e democrazia, di riconoscimento dei diritti delle persone ed è dovuto al fatto che ci sono stati dei sacrifici e dei passaggi dolorosi. Tutte ragioni che fanno di noi una comunità autenticamente antifascista».