Reggio Emilia, baciò il figlio sui genitali: condannato il padre a 2 anni e 8 mesi

Ribaltato il verdetto di primo grado: 2 anni e 8 mesi per atti sessuali con minorenne. Assolta la madre e minacce prescritte

BOLOGNA. Completamente ribaltata – ieri in Appello a Bologna – la sentenza sul delicato caso del padre albanese che baciò il figlio sui genitali e sette anni fa era stato assolto nel processo di primo grado tenutosi a Reggio Emilia.

Il collegio giudicante d’appello ha condannato il padre 54enne a 2 anni e 8 mesi di reclusione, inquadrando l’accusa non più in violenza sessuale, bensì in atti sessuali con minorenne. In sentenza prevista anche una provvisionale di 10mila euro che il padre dovrà versare al figlio costituitosi parte civile tramite un curatore speciale.

Invece assolta “perché il fatto non costituisce reato” la madre, accusata di aver taciuto e coperto quello che avveniva in famiglia, mentre è intervenuta la prescrizione relativamente alle minacce della donna alle maestre.

A finire sotto accusa erano stati i baci immortalati dalle telecamere fatte installare dalla Procura nell'abitazione della famiglia albanese, quando dalla scuola materna frequentata dal bambino di cinque anni era arrivata la segnalazione di qualcosa di anomalo che sarebbe avvenuto all'interno della mura domestiche e che il piccolo aveva raccontato alle maestre.

Baci che il padre rivolgeva agli organi genitali del figlioletto – che oggi ha 14 anni e vive in Albania – quando i due si trovavano insieme sul letto a guardare la televisione. Per la procura di Reggio (l’inchiesta era stata coordinata dal pm Maria Rita Pantani) quelle immagini erano la prova di un abuso vero e proprio, di una violenza sessuale.

Per la difesa, invece, quei gesti dovevano essere interpretati come un gesto d’affetto di un padre nei confronti del figlioletto. Alla luce anche delle differenti usanze, era stato sempre ripetuto all’interno della comunità albanese (in campo le associazioni Aquila e Iliria), che aveva organizzato una manifestazione in piazza.

Inoltre il giorno della sentenza di primo grado (21 novembre 2012) aveva organizzato un piccolo presidio in Tribunale in un clima di grande tensione scioltosi solo quando la Corte aveva emesso la sentenza d’assoluzione per i due coniugi albanesi. L’impugnazione della sentenza di primo grado da parte del pm Pantani, ha ora portato a questo nuovo verdetto.