Lo chef Bruno Barbieri a Reggio Emilia e la seconda vita dell’erbazzone

Lo chef stellato ha presentato a Reggio Emilia il suo ultimo libro e non si dimentica del “re di Reggio”: «Anche se so che qui è una ricetta intoccabile» 

REGGIO EMILIA. Vivere nella terra della gastronomia comporta un grande responsabilità, ma non c’è emiliano e soprattutto, reggiano, che non vada orgoglioso di aver del lambrusco scorrere nel sangue o qualche cappelletto di troppo nello stomaco. La cultura del cibo fa parte di noi e della nostra città, ci ricorda quando siamo lontani dalla nostra terra da dove proveniamo e a chi vogliamo bene.

Reggio Emilia, lo chef Bruno Barbieri spiega la ricetta dell'erbazzone "del giorno dopo"

Quando sentiamo parlare di tagliatelle al ragù inevitabilmente ci giriamo come se ci chiamassero per nome. Quando siamo all'estero e ci propongono di assaggiare le lasagne un brivido ci percorre la schiena, un solo boccone sarebbe come tradire la propria squadra del cuore. È più forte di noi, il buon cibo emiliano fa parte della nostra identità e da questa condizione non può esimersi neanche Bruno Barbieri che di qualità e gusto certamente se ne intende e che, ci piace pensare, non abbia resistito a inserire nel suo nuovo libro “Domani sarà più buono” (Mondadori) il re di Reggio Emilia: l’erbazzone.

Reggio Emilia, lo chef Bruno Barbieri presenta il suo ultimo libro



Ieri, alla libreria all’Arco, il cuoco stellato ha presentato il suo nuovo libro-ricettario e l’idea motore che si cela dietro: dare una seconda vita al cibo avanzato. E proprio tra le numerose ricette, il maestro ha fatto comparire nella prima sezione (antipasti) il nostro amato erbazzone, trattandolo però con il massimo rispetto come rivela lo stesso chef: «So che qui è una ricetta intoccabile, però allo stesso tempo ognuno la sviluppa a modo suo, avrò sentito tremila varianti. Certo la costante è che sia una cosa buona, nel momento in cui lo mangi e ancora di più il giorno dopo».

La scelta dello chef sembra essere più “salutare” di quella a cui siamo abituati, ma probabilmente lo perdoneremo per questo. O forse no, ma ad ogni modo le sue indicazioni sono quelle di partire con la preparazione della pasta, con i classici ingredienti quali farina, strutto, acqua, sale e pepe, per poi lasciarla riposare. È per il ripieno che invece adotta una soluzione più “light” rinunciando a burro e olio, ma conservando certo il cuore del piatto basato su pancetta, bietole, cipollotti e Parmigiano Reggiano.

E in maniera inedita lo chef ci regala una ricetta per dare una seconda vita al nostro erbazzone: «Partiamo dagli ingredienti, se è presente del lardo avanzato si può fare una salsa, magari aggiungendoci delle uova. Poi si prende l’erbazzone e lo si trita a coltello creando un ripieno per i tortellini oppure l’impasto per delle polpettine». Grazie chef, per averci consigliato e aver messo un po' della nostra città nel suo libro, ma forse nessuno le ha detto che il vero problema qui, è che l’erbazzone non rimane mai.