M5s, dalla Spadoni un assist alla Raggi: «Sul bilancio di Ama ha fatto ciò che doveva»

La vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni, sulla bufera romana: «Bagnacani? Lo conosco per fama. Crisi di governo? Un danno per gli italiani»

REGGIO EMILIA. «Se le dichiarazioni di Virginia sono vere, credo che lei abbia fatto quello che doveva fare». E poi: «Bagnacani? Non ho mai lavorato con lui». E infine: «Sacrificare Roma per salvare il governo? Quando Virginia finirà il suo mandato decideranno i cittadini». Risponde senza indugi la parlamentare reggiana M5s, Maria Edera Spadoni, vicepresidente della Camera, sui venti di bufera che stanno agitando il M5s e il suo alleato di governo.

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Tutte le strade portano a Roma. Oggi più che mai. Comprese quelle di una crisi di governo fra pentastellati e Lega che appare lì lì per esplodere, giorno dopo giorno, con l’avvicinarsi del voto del 26 maggio, intrecciando nelle sue dinamiche l’indagine per corruzione a carico del sottosegretario del Carroccio, Armando Siri, all’esposto in Procura del reggiano Lorenzo Bagnacani, ex presidente Ama, sulle pressioni ricevute dal sindaco capitolino, Virginia Raggi, per modificare il bilancio della partecipata: un profondo rosso che rischia di inghiottire l’esecutivo Conte e la sua maggioranza.

O, in alternativa, di rivoluzionare per l’ennesima volta il Campidoglio, in una crisi M5s a trazione fortemente reggiana. Non solo perché volano gli stracci fra la Raggi e lo stesso Bagnacani, sul quale soffiano venti di querele annunciate dal sindaco. Ma anche per le parole di fuoco di Pinuccia Montanari, ex assessore all’Ambiente in Campidoglio, dimissionaria sull’affaire Ama, portando con l’architetto Vitaliano Biondi a quota tre il numero dei reggiani epurati dall’amministrazione capitolina.

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Vicepresidente Spadoni, che idea si è fatta sulla vicenda Ama? O meglio: sta con la Raggi o con Bagnacani?

«Stando alle dichiarazioni di Virginia, siamo di fronte a un bilancio considerato non veritiero non solo dalla stessa Raggi, ma anche dalla Ragioneria del Comune, dal direttore generale, dall’assessore al Bilancio, dal collegio dei revisori. Se queste dichiarazioni fossero vere, compresa la circostanza che si voleva un bilancio in attivo per dare bonus ai dirigenti di un servizio che non riuscivano a svolgere, visto che non è un segreto che Roma abbia problemi di spazzatura, penso abbia fatto quello che doveva fare».

Sarebbe un fatto grave per il reggiano Bagnacani, non crede? Lei lo conosce?

«Lo conosco per fama. Non ho mai avuto rapporti con lui e non ho mai lavorato direttamente con lui. Mi attengo a quello che ho letto. Non sono mai stata coinvolta nella gestione di Roma. Il sindaco è la Raggi. Se le sue dichiarazioni sono vere, la situazione mi sembra abbastanza chiara».

Pinuccia Montanari, tuttavia, parla di una lobby opaca al Campidoglio. È così?

«Non mi sento di commentare queste dichiarazioni. Il caso è in Procura e immagino che ci siano documenti che non ho letto. Io mi baso sulle dichiarazioni: la Ragioneria, il segretario generale e il collegio dei revisori dicevano che il bilancio non era veritiero. Sul resto, se le carte sono state inviate alla Procura ci sono autorità competenti per approfondire la questione».

Il tema però è politico. Crede che questa crisi di Roma, insieme all’indagine su Siri, possa influire sulla tenuta del governo con la Lega?

«Non metterei i due argomenti sullo stesso livello. Da una parte abbiamo una persona, la Raggi, che ha attestato di essere davanti a un bilancio considerato non veritiero. Dall’altra abbiamo un sottosegretario indagato per una questione molto grave: corruzione. Un sottosegretario di un ministero sensibile come quello delle Infrastrutture. C’è una questione morale che abbiamo sempre portato avanti. Siri deve mettere da parte il ruolo da sottosegretario. Può tornare a fare il senatore. In questo momento, con un’indagine in corso e un’accusa così grave, non è possibile che rimanga al suo posto. Ha fatto bene Toninelli a toglierli le deleghe».

Un trattamento diverso rispetto all’indagine su Salvini per il caso Diciotti. Come mai?

«Sono infatti cose diverse. Su Salvini c’era la richiesta se portare avanti un’autorizzazione a procedere oppure considerare l’azione fatta da tutto il governo, compresi Di Maio e Toninelli, come assunzione di responsabilità per interesse nazionale. Su Siri siamo davanti a intercettazioni e indagini».

Crede che questa situazione influenzerà le Europee e le Amministrative?

«Quello che so è che quando rimaniamo coerenti con i nostri temi e parliamo di questione morale, legge sull’anticorruzione e di una seria legge sui conflitti di interesse, siamo vincenti. Noi dobbiamo andare avanti con i nostri temi, con la coerenza sempre portata avanti. Penso a quanto avvenuto in Umbria: noi non aspettiamo che qualcuno si dimetta. Noi lo cacciamo, come fatto con De Vito. Siamo diversi. Se portiamo avanti questi temi faremo un buon risultato. Non per il M5s, ma per il Paese. Il problema non è Lega o M5s. Il punto è fare le riforme: come l’anticorruzione che ha iniziato a mandare al gabbio i corrotti o il reddito di cittadinanza, che si sta erogando. È importante andare avanti per il bene dei cittadini. Poi ci sono altri gruppi politici che ritengono necessario aumentare gli stipendi ai parlamentari. Sono le priorità del Pd, di certo non le nostre».

Ma Roma è sacrificabile per il futuro del governo? Il Pd ha cacciato Marino per molto meno. La Raggi è in mezzo al fuoco amico e l’attualità sembra dare ragione all’ex sindaco dem...

«Se Virginia ha fatto o meno un buon lavoro lo decideranno i cittadini a fine mandato. Noi abbiamo regole chiare e porteremo avanti i nostri valori. Non credo si possa parlare di sacrificare Roma. Occorre pensare all’interesse dei romani, che hanno bisogno di una città pulita e che si combatta quel sistema di malaffare che c’è stato negli ultimi anni a causa di altre forze politiche. Penso che Virginia abbia cominciato questo percorso».