«Inaccettabile il paragone tra fascisti e comunisti»



La presentazione del Libro di Livio Piccinini “Delinger. Una scelta per la libertà” alla presenza dell’autore, voluta dalla Fondazione Tricolore, Spi-Cgil e Anpi è stata l’occasione per ripercorrere la sua vita da partigiano e le tappe della lotta di Liberazione, ma anche un momento di analisi politica tra passato e attualità.


Nei locali della Fondazione Tricolore, in via Marsala, davanti a una sessantina di persone, il novantacinquenne Livio Piccinini, accompagnato dal nipote e curatore del suo libro di memorie e di testimonianze, con estrema lucidità ha ripercorso la sua lunga attività politica e sindacale. Dalla battaglia di Ligonchio del 22 settembre 1944, al rastrellamento di Cavriago del gennaio 1945 e fino all’operazione Tombola, a cui ha dedicato una lunga parte del suo intervento.

«È stata – ha sottolineato – la giornata più difficile e critica della mia vita e quella vicenda, in cui restarono uccisi tre soldati inglesi, resta un esempio unico nel Reggiano di cooperazione fra forze di nazionalità diversa».

Partendo dalla Liberazione e dalla parentesi trascorsa nella Polizia Economica istituita dopo il 25 aprile 1945, Livio Piccinini ha ripercorso poi le vicende che hanno caratterizzato la seconda parte della sua esistenza.

Restando sempre fedele ai suoi ideali, è stato dapprima operaio alle Reggiane, poi sindacalista per la Cgil a Casina, Gattatico e a Cavriago per poi occuparsi del settore agricolo della Lega delle Cooperative.

Nel 1963 Livio Piccinini entra a far parte della Confederterra, guidata allora dal senatore Silvio Fantuzzi, per approdare nel 1966 alla cooperazione agricola di Legacoop. Oggi Livio Piccinini vive a Modena con uno dei figli e ha conservato una grande lucidità di analisi sulla situazione attuale. Una giovane attivista dell’Anpi, intervenuta per chiedere a Piccinini un suo giudizio sulle parole di Salvini sul 25 aprile, si è sentita rispondere «che è inaccettabile mettere sullo stesso piano fascisti e comunisti come ha fatto Salvini e che la storia si è già incaricata di giudicare». —