Chiesto il rinvio a giudizio anche per ricettazione

Lo ha deciso la Dda  di Bologna per i referenti dell’attività di Castelnovo Sotto dalla quale è partita la prima tranche delle indagini

castelnovo sotto. È arrivato a una svolta il primo filone dell’inchiesta “Hephaestus”: la richiesta di rinvio a giudizio per i quattro indagati dell’attività di Castelnovo Sotto, emessa dalla Dda di Bologna. All’indagine ha collaborato il sostituto procuratore Maria Rita Pantani.

Le indagini erano iniziate nei primi mesi del 2017, a seguito di alcune anomalie accertate dai Forestali in alcune isole ecologiche di Ligonchio e Castelnovo Monti.


I militari avevano scoperto che persone non autorizzate prelevavano rottami metallici, ferrosi e non dalle isole ecologiche reggiane con l’intento di ricavarne poi un profitto illecito. Gli accertamenti si sono concentrati su alcuni centri di raccolta di rifiuti metallici, più facilmente raggiungibili per la consegna dei rottami. Mediante l’uso di banche dati istituzionali e informazioni acquisite dal Nucleo investigativo, erano state individuate alcune imprese fra cui il centro di recupero di rifiuti non pericolosi di Castelnovo Sotto. Secondo chi indaga, i responsabili dell’impresa aveva organizzato un complesso castello documentale per gestire i rifiuti, nascondendo agli occhi degli enti preposti ai controlli i quantitativi, le tipologie e le metodiche di spostamento.

Agli indagati è contestata l’associazione a delinquere, il traffico organizzato di rifiuti, ma anche la ricettazione: il sospetto infatti è che materiali – come rame o rifiuti ferrosi in genere – di cui non si riesce a stabilire la provenienza possano essere di origine furtiva. Toccando quello che in certi periodi è stata una vera piaga: quella dei furti di cavi di rame. —

El.Pe.

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