Reggio Emilia, Fiere colabrodo: «Spesi 200mila euro per le riparazioni, serve una svolta»

Tra pochi giorni scade l’ultimo tentativo di vendita all’asta. Il direttore Setti: «Servono 6 milioni per renderle efficienti»

REGGIO EMILIA. Mancano pochi giorni alla data della quarta e ultima asta per la vendita del complesso che ospita il Centro Fiere di Mancasale. L’appuntamento è fissato a mercoledì 3 aprile.

I tre precedenti inviti a presentare offerte sostanziose non sono andati in porto. C’era stata una stima iniziale dei periti che aveva azzardato ben 22 milioni di euro ma in concreto ci si era poi fermati a 13,2 milioni. Dopo il calo al secondo tentativo (10,5 milioni) e la riduzione ulteriore (9,2) al terzo, la discussione ha ruotato sulla equità di 8 milioni di euro mentre l’idea di fermarsi a 6,6 milioni era parsa troppo limitata. Di fatto il comitato dei creditori ha insistito per resistere e raccogliere cifre più sostanziose.


Al momento non si conosce se sono arrivate nuove dichiarazioni di interesse e anche il prezzo avanzato da una cordata asiatica è stato ritenuto del tutto insufficiente.

Il tema è naturalmente entrato a far parte dei quesiti formulati in occasione della presentazione della Mostra Scambio di auto e moto d’epoca che è organizzata dal Camer, che ovviamente si augura di non dover emigrare nel 2020. Mancava purtroppo Guido Prati, presidente di quel Terminal One, l’organizzazione che raggruppa un pool di imprenditori reggiani che da un paio d’anni si sono fatti carico di tenere in funzione l’apparato espositivo nella speranza che non vada disperso.

La collocazione a due passi dall’ingresso dell’Autostrada del Sole e dalla fermata dell’Alta Velocità rende le Fiere molto appetibili. Ma per recuperare l’efficienza delle strutture e dei servizi ci sarà parecchio da spendere e perciò l’affare sembra perdere molto del suo charme. È toccato quindi al direttore Matteo Setti partecipare ad alcune riflessioni sul futuro delle Fiere. Si è soffermato in particolare sulla vetustà del complesso immobiliare che impone continui interventi di ripristino.

Ad esempio le pensiline del Padiglione A: dopo le tempeste di vento dei giorni scorsi hanno perso l’originaria impermeabilità. E poi spuntano perdite d’acqua che vanno subito riparate. «È successo anche nelle scorse settimane e se ne sono andati circa 30mila euro solo per tappare le falle. Ogni anno vengono impegnate da 150mila a 200mila euro solo per la normale manutenzione – ha dichiarato il direttore – ma per ridare piena efficienza a tutto si dovrebbero spendere 5-6 milioni di euro. Ci sono infatti guasti che si manifestano sia nelle strutture che nel parco esterno.

Per non dire della necessità di un nuovo impianto di illuminazione, magari a led, per migliorare la visibilità degli oggetti esposti. Senza dimenticare l’importanza di una diversa alimentazione energetica che porterebbe vantaggi in prospettiva ma imporrebbe un costo di rilievo in fase di collocazione. Vedremo cosa accadrà».