Il garante per l’infanzia e l’adolescenza «I bambini non devono morire in casa»

REGGIO EMILIA. «I bambini non devono morire per una circoncisione fatta in casa, come accaduto di recente in provincia di Reggio e a Monterotondo. Sarebbe preferibile non dover affrontare l’argomento solo in queste circostanze, ma guardare all’obiettivo. L’intervento va fatto in contesti sicuri e protetti e da personale qualificato. Bisogna poi abbassare i costi per accedere al servizio, talora elevati e diversi da Regione e Regione, perché questi interventi non sono inclusi tra i livelli essenziali delle prestazioni sanitarie. Infine è necessario garantire alle famiglie un'adeguata informazione». Lo afferma, in una nota, l’Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza Filomena Albano. «Si tratta di un tema rilevante nel quale si misura – aggiunge – la distanza tra l'affermazione dei diritti e l'attuazione pratica, in maniera uniforme sul territorio. Stiamo parlando di principi previsti dalla Convenzione di New York sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e dalla Costituzione italiana».

Sul fenomeno interviene anche la presidente della Commissione bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Licia Ronzulli (Fi): «È gravissimo che un neonato oggi in Italia, possa morire per una circoncisione. Le autorità giudiziarie hanno il dovere di fare chiarezza, le istituzioni il compito di impedire che episodi di questo genere si possano ripetere. È necessario fare informazione e creare le condizioni per una vera integrazione, imponendo il rispetto delle leggi italiane». La morte del neonato scandianese è diventa anche oggetto di polemica politica. «Morire a causa di antichi rituali è assurdo, e non possiamo accettare che ciò accada sul suolo di casa nostra – afferma il parlamentare della Lega, Gianluca Vinci – Chi decide di vivere qui deve abbandonare questi rituali pericolosi». Per Anna Maria Bernini, presidente Forza Italia al Senato, «urgono provvedimenti immediati, sul piano normativo, regionale e nazionale». Roberto Mirabile, presidente della Caramella Buona e lobbista alla Camera, ritiene possa essere utile «nell’interesse superiore dei bambini, di ogni nazionalità, formulare una proposta forse coraggiosa di istituire percorsi formativi di educazione sessuale per stranieri immigrati». «Basta operazioni clandestine, intervengano aziende sanitarie», dice Gianluca Sassi, consigliere regionale reggiano ex M5s. —


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