Nelle scuole reggiane il precariato è al 30% Sindacati in rivolta

Cgil, Cisl e Uil indicono un picchetto davanti alla Prefettura In provincia le cattedre occupate da supplenti sono 2.139



Dopo l’approvazione della legge 107, la cosiddetta “Buona scuola”, il governo Renzi promise la fine del precariato scolastico. Sono trascorsi tre anni e sulle cattedre si trova un precario ogni quattro insegnanti, quasi uno su tre nella nostra provincia. E il numero è destinato a crescere con l’ondata di pensionamenti a quota 100 voluta dal governo gialloverde.


I sindacati confederali insorgono chiedendo la stabilizzazione dei lavoratori della scuola, docenti e non docenti assunti da tre, cinque o dieci anni con contratti a termine che si rinnovano ogni primo settembre, spesso in sedi diverse, con lo stesso minimo stipendio iniziale. Reggio fa da apripista alla mobilitazione nazionale già preannunciata.

la protesta e i dati

Flc-Cgil, Cisl-scuola e Uil-scuola hanno indetto un presidio di protesta davanti alla Prefettura per il prossimo mercoledì dalle 11 alle 13. Per consentire ai precari di parteciparvi hanno convocato le assemblee in orario di lavoro dalle 10.30 alle 13. 30.

Le cattedre occupate da supplenti annui sono circa 8mila in Italia (23%) e 2.139 su 6.967 (30,8%) in provincia. Fra gli Ata ( bidelli, impiegati e tecnici) i precari sono tredicimila, di cui 438 (25,8%) in territorio reggiano. In totale il precariato riguarda 2.577 lavoratori della scuola su 8.663 (29,7%). La quota più elevata (31,8%) si riscontra fra gli insegnanti delle superiori. Le supplenze annue durano dodici mesi per il 24% dei docenti e l’11% dei non docenti. Per la grande maggioranza terminano il 30 giugno, lasciando scoperti i due restanti mesi estivi, per i quali viene pagata dall’Inps l’integrazione stipendiale Naspi pari al 75% dello stipendio.

i sindacati

«In queste condizioni – sottolinea Silvano Saccani, segretario provinciale della Flc-Cgil – si prospetta per il prossimo anno scolastico un avvio difficoltoso. Le risorse stanziate con la legge finanziaria sono del tutto insufficienti. Ne occorrono altre per gli interventi finalizzati alla stabilità dei posti di lavoro». È poi necessario, precisa Monica Leonardi, segretaria della Cisl-scuola, «immettere in ruolo dal primo settembre i docenti della seconda fascia, che hanno già superato un concorso e sono quindi abilitati. Per quelli della terza fascia non abilitati, che hanno insegnato per tre anni su otto, si dovrebbe istituire subito un corso-concorso riservato, facendo valere il prossimo anno scolastico come anno di prova in cui valutare l’idoneità del candidato».

Fra il personale Ata la quota più elevata di precariato riguarda i dirigenti dei servizi generali amministrativi: «Su 65 istituti scolastici – sottolinea Raimondo Pasquale della Uil-scuola – ce ne sono 37 con un Dsga che ricopre il posto come reggente da parecchi anni, anche dieci. Per il prossimo concorso è previsto che sia loro riservato appena il 10% dei posti. La loro lunga esperienza rischia di andare perduta». —