Ligabue fa la #tenyearchallenge al Museo delle cere di Roma

Doppia statua per il rocker di Correggio, che venerdì 8 febbraio sarà super ospite del Festival di Sanremo.  Il direttore della mostra: «Forse le esporremo insieme, per un simpatico prima-dopo»

REGGIO EMILIA. «Sei qui per dire, mi devi dire, che il meglio deve ancora venire». Come dargli torto? A marzo presenterà il suo nuovo album, intitolato “Start”, anticipato dal singolo “Luci d’America (già un successo); venerdì 8 febbraio salirà sul palco dell’Ariston in veste di super ospite del Festival di Sanremo 2019; e tra poco, nel Museo delle Cere di Roma, il primo in Italia per numero di personaggi presenti, si... duplicherà.

È l’ultima (bella) novità che riguarda Luciano Ligabue: alla statua di cera realizzata nel 2011 ne verrà presto affiancata una nuova, fedele ai cambiamenti del rocker. La sua chioma fluente, d’altra parte, non c’è più dal 2012. Il cambio di look, all’epoca, aveva destato talmente tanto scalpore da spingere il Liga a spiegare, con una fotografia postata su Facebook: «Perché questo taglio? Ma perché ne avevo voglia. Punto. Nessun altro significato».


LA PRIMA STATUA

Era il 2011: l’anno del secondo Campovolo (la grande festa che ha portato a Reggio 120mila persone), l’anno in cui Liga ha girato l’Italia portando nei teatri i suoi brani in versione acustica. «L’ho incontrato all’Hilton di Roma prima del concerto – ricorda Fernando Canini, direttore del Museo delle Cere della capitale – ed è nata l’idea di dedicargli una statua».

Da allora il Liga “suona” nella sala della musica in compagnia di Zucchero Fornaciari, Luciano Pavarotti, Andrea Bocelli, Stefano D’Orazio dei Pooh, Gigi D’Alessio. «A giudicarli, seduti in platea, ci sono i grandi musicisti del passato: Verdi, Toscanini, Puccini...».

Il museo, fondato nel 1958 da Fernando Canini, nonno e omonimo dell’attuale direttore, ha anche una sala dedicata alla romanità, una colma di attori, una dei pittori, una con i papi e un’altra con i personaggi più celebri della storia, da Napoleone a Winston Churchill. «Mio nonno era direttore del Circo Apollo – racconta Canini –. Purtroppo il circo fallì e lui fu costretto a inventarsi un’altra professione: decise di prendere spunto dai musei delle cere di Londra e Parigi. Da allora la mia famiglia si occupa di questo: dopo mio padre, scomparso nel 1986, è toccato a me».

Se la passione non è stata scalfita dal passare degli anni, le tecniche di realizzazione sono molto cambiate. «All’epoca di mio nonno – racconta Canini – i capelli, le barbe e i baffi si facevano con la cera, e gli occhi erano di plastica. Oggi usiamo capelli veri e impiantiamo protesi dentali e oculari per realizzare statue iperrealistiche. Il risultato? I personaggi sembrano vivi».

IL NUOVO LIGA

La magia, già compiuta nel 2011 con la prima statua di Ligabue, si ripeterà con la seconda. «Al momento due scultori del museo Madame Tussauds di Londra hanno realizzato il volto – spiega Canini – tenendo fede alla nuova acconciatura di Ligabue, e al tempo inevitabilmente trascorso. In realtà questo viso non mi convince del tutto: l’attaccatura dei capelli è troppo alta e gli occhi troppo truccati. Dovremo sistemarla, come sempre ci vorrà del tempo. E poi, se all’inizio avevamo pensato di aggiornare soltanto il viso, adesso sto valutando di realizzare una statua ex novo: ultimamente va di moda il “ten year challenge”, no? Potremmo esporre entrambe le statue, almeno per un po’, per un simpatico “prima-dopo”».

Nel 2011 Ligabue aveva donato i vestiti per la sua copia di cera, chissà che non decida di vestire anche il nuovo sè... —