Imu e Ici, Suzzara cita Grande Aracri

Il Comune mantovano chiede ventimila euro a Francesco per il periodo 2009-15, non versati dall’Immobiliare Santa Maria

BRESCELLO. Francesco Grande Aracri è chiamato in tribunale dal Comune di Suzzara per pagare l’Imu e l’Ici non versata. È di questi giorni, infatti, la decisione della giunta comunale del paese mantovano di predisporre la domanda di ammissione al Tribunale di Reggio Emilia del credito di 20.501 euro di Ici e Imu per il periodo che va dal 2009 al 2015 nei confronti della “Immobiliare Santa Maria” di Francesco Grande Aracri, residente a Brescello, fratello di Nicolino Grande Aracri. Quest’ultimo, 60 anni, detto “Mano di gomma”, è ritenuto il capo di una cosca.

L’immobiliare è proprietaria di una serie di case a Tabellano, frazione di Suzzara, in via Carobbio. Beni già posti sotto sequestrodall’autorità giudiziaria. Con una nota del 10 dicembre 2018, Alberto Peroni, in qualità di incaricato dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, ha comunicato al Comune di Suzzara che il Tribunale di Reggio Emilia, con provvedimento del 20 novembre 2018 ha fissato l’udienza di verifica dei crediti della “misura di prevenzione” nei confronti di Francesco Grande Aracri.


Tale provvedimento ha colpito, tra le altre società, appunto, la “Immobiliare Santa Maria srl”. Da una verifica dell’Ufficio tributi, è risultato che alla data del 26 novembre 2015 il Comune di Suzzara vantava un credito di 20.501 euro derivante da Ici e Imu per gli anni di imposta compresi tra il 2009 e il 2015.

Da qui la richiesta di ammissione del credito nel passivo dell’Immobilare Santa Maria.

La Corte d’appello di Bologna, nel 2016, sequestrò beni per tre milioni di euro a Francesco Grande Aracri, tra cui venti immobili, sei società e due automezzi.

Il fratello del boss è un imprenditore edile di 65 anni originario di Cutro (Crotone), ma residente a Brescello dal 1987. Nel tempo si è reso protagonista di diverse vicende riportando, tra l’altro, una condanna, divenuta definitiva nel 2008, per associazione mafiosa.

Non è la prima volta che un bene di una persona in odore di mafia viene sequestrato a favore della comunità suzzarese. Gino Romano, affilliato alla Sacra Corona Unita, aveva una casa in viale Lenin, dove ha abitato per alcuni anni prima di trasferirsi a Brindisi, la città dove era nato e dove in seguito è stato condannato, perdendo così anche le proprietà. Così l’Agenzia del Demanio di Milano comunicò la confisca dell’immobile da parte dello Stato, precisando che, come prescrive la legge, poteva essere trasferito al Comune di Suzzara a patto di essere destinato ad ospitare sedi istituzionali o associazioni di volontariato civile. —

M.P.

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