Rischia il crollo la casa cantoniera di Porta Castello dimenticata da tutti

Abbandonata a se stessa dall’Anas, che non l’affidò alla Provincia Il comitato voleva valorizzarla, ma alla fine non se n’è fatto nulla 

L’INCHIESTA

LUCIANO SALSI


Ormai la vegetazione strabordante del giardino inselvatichito vi ha steso intorno una cortina verde che, come un velo pudico, cela in gran parte lo spettacolo osceno di un edificio abbandonato e ridotto a un rudere in una zona di grande pregio qual è porta Castello. È la casa cantoniera costruita nel secolo scorso all’inizio di viale dei Mille al numero 7, a ridosso di ciò che resta degli storici bastioni che circondavano la città. Passeggiando lungo il percorso pedonale della circonvallazione si intravedono al di là della recinzione il suo caratteristico intonaco rosso, un bel portico sull’ingresso del fabbricato principale e un magazzino. Ci si meraviglia che nessuno abbia pensato di recuperarla e utilizzarla in qualche modo.

IL DEGRADO

I cartelli mettono in guardia i curiosi e i malintenzionati, dissuadendoli dall’avvicinarsi per il pericolo di crolli. Per fortuna le porte e le finestre sono state murate dopo che, dieci anni fa, vi erano state scoperte le devastazioni inferte da spacciatori e consumatori di droga. E ciò basta per impedire che lo stabile ritorni ad essere un rifugio di ospiti indesiderati come i capannoni delle ex-Officine Reggiane. Tuttavia le sue condizioni si sono, con il tempo, ulteriormente degradate, a differenza di molte altre vecchie case cantoniere ormai inutilizzate, che sono state acquistate da privati o dai Comuni e trasformate in ristoranti o centri di ritrovo e attività socio-culturale e ricreativa. Questa di viale dei Mille appartiene ancora all’Anas, l’Azienda nazionale autonoma delle strade statali creata nel 1946 come erede dell’Aass, l’Azienda autonoma delle strade dello stato fondata nel 1928 sotto il regime fascista.

LE OCCUPAZIONI

La sua storia si intreccia con quella della più famosa Casa Bettola, la casa cantoniera di via Martiri della Bettola occupata da dieci anni da un comitato che la valorizza come punto di riferimento per il quartiere. Bisogna risalire al 2009. Durante l’inverno nella casa cantoniera di viale dei Mille, da tempo abbandonata, era stata scoperta un vera e propria base per lo spaccio degli stupefacenti. Le fotografie scattate allora all’interno dello stabile ne documentano l’incuria e i gravi danni provocati dai frequentatori abusivi. Il primo maggio, il collettivo Sottotetto, emanazione del centro sociale Aq16, pensò bene di celebrare la festa dei lavoratori occupando la casa con l’intenzione di trasformarla in un «luogo di incontro, discussione e riferimento per tutti coloro che vivono sulla propria pelle l’emergenza abitativa e per tutti i cittadini che hanno intenzione di rispedire al mittente il conto salato della crisi». Ben presto, però, quei giovani si resero conto che l’edificio richiedeva lavori di ristrutturazione molto onerosi, che andavano al di là delle loro forze.

DA UNA CASA ALL’ALTRA

«Il degrado era tale – riferisce Simona Armini, ora referente del comitato Casa Bettola – che abbiamo dovuto rinunciare al progetto. L’occupazione durò meno di un mese. Tuttavia, in quegli anni, il governo manifestava l’intenzione di recuperare il patrimonio delle tante case cantoniere inutilizzate, vendendole o concedendole in qualche maniera a privati o associazioni. Quasi nessuna, allora, era stata ancora venduta. Subito dopo avere lasciato la casa di viale dei Mille abbiamo rivolto l’attenzione su quella di via Martiri della Bettola, che appariva in condizioni decisamente migliori. L’abbiamo occupata il 2 giugno 2009 e da allora vi abbiamo speso le migliori energie per rimetterla a nuovo con il lavoro volontario e renderla fruibile ai cittadini del quartiere per molteplici iniziative».

DA ANAS ALLA PROVINCIA

La sorte della casa ca ntoniera di via dei Mille è stata segnata anche da un’incredibile svista dell’Anas, che dimenticò di trasferirla all’amministrazione provinciale. Il piano dell’azienda statale prevedeva di mantenere sotto la propria gestione soltanto le case situate lungo le arterie di sua competenza e ancora utilizzabili come depositi di materiale e attrezzi. Quelle ubicate nei centri abitati o nelle loro prossimità dovevano invece essere cedute agli enti locali. Così la Provincia di Reggio è entrata in possesso di gran parte delle case cantoniere del territorio provinciale e le ha poi rivendute.

Gli edifici

All’Anas ne sono rimaste diciannove: tre a Collagna, due a Casina e Castelnovo Monti, una a Busana, Brescello, Cadelbosco Sopra, Rubiera, Gattatico, Carpineti e Vezzano. A Reggio ce ne sono cinque. Quattro si trovano lungo la via Emilia o la statale 63, la strada del Cerreto, ma c'è, per l’appunto, anche quella di viale dei Mille a ridosso del centro storico.

LA VALORIZZAZIONE

Su questo stabile ha messo gli occhi in anni recenti anche il comitato di porta Castello. «Avevamo il problema – riferisce la presidente Marta Davoli – dei ragazzi che recavano disturbo ai residenti e ai passanti bivaccando nel Largo degli Alpini, provocando frequenti interventi delle forze dell’ordine. Ci venne in mente che, anche senza ristrutturare l’intera casa cantoniera, si sarebbe potuta dare ospitalità a queste persone nel cortile e ne magazzino, dopo avervi ricavato un servizio igienico. Eravamo disposti a venire incontro ai ragazzi che dimostravano una certa buona volontà offrendo, ad esempio, il loro aiuto per spalare la neve. Poi non se ne fece nulla, anche perché il gruppo incominciò a frequentare la zona del teatro Municipale».

LA REGOLARIZZAZIONE

Intanto si avvia verso la regolarizzazione l’occupazione di Casa Bettola. Da tempo sono avviate le trattative con l’amministrazione provinciale, che ne è proprietaria, per stipulare una convenzione. La maggiore difficoltà è costituita dall’informalità del gruppo che la occupa. Il comitato Casa Bettola ha una struttura assembleare, priva di organi dirigenti e legali rappresentanti. Dovrà darsi una veste giuridica, eventualmente come Onlus, per potere firmare un atto che la autorizzi a continuare un’attività giudicata positivamente sia dall'ente locale sia dagli abitanti del quartiere. —