Reggio Emilia, la nuova sede della Municipale finisce nel mirino del M5s

I grillini: «Stop all’esproprio, nell’ex Enocianina vive un erede di Fornaciari». Capelli, capogruppo Pd: «L’area è finita all’asta, noi la restituiamo alla città»

REGGIO EMILIA. La campagna elettorale entra nel vivo. E dopo le prime schermaglie fra Salati e Vecchi, adesso è il M5s a scendere in campo. Nel mirino finisce il progetto dell’amministrazione di destinare l’area dell’ex Enocianina, in zona stazione, a sede del nuovo comando della polizia Municipale. . L’attacco

«In commissione e consiglio comunale gli uffici dell’assessore Pratissoli hanno dato informazioni errate - attaccano i consiglieri M5s, Norberto Vaccari, Alessandra Guatteri, Paola Soragni e Cristian Pananari – Il tutto per farsi belli prima delle elezioni. Vecchi sospenda l’esproprio.

In quei locali esiste ancora una piccola attività, l’Enocianina Fornaciari di Aldino Fornaciari, ultimo ramo della storica attività e vive la famiglia di Aldino Fornaciari (seguita dall’avvocato Raffale Pellini in questa controversia). Lunedì verrà presentato un ordine del giorno urgente per sospendere l’esproprio, organizzare una visita all’attività e trovare una soluzione, anche perchè aver denominato “Ex Enocianina” il progetto portato avanti da Vecchi ha creato un danno commerciale alla piccola attività».

LA REPLICA

Una polemica sulla quale arriva a stretto giro la risposta di Andrea Capelli, capogruppo Pd in consiglio, annunciando l’intenzione di respingere al mittente sin da ora l’ordine del giorno M5s, bollandolo come il «partito del no» e difendendo il lavoro degli uffici comunali:«La procedura d’esproprio che il Comune ha attivato è legittima e documentata, nel rispetto delle norme - replica Capelli – Qui nessuno ha fatto “carte false”. E affermare il contrario è un fatto grave».

Per il capogruppo Pd, «Enocianina Fornaciari risulta fallita. Lo dicono gli atti, non le opinioni, sulla base delle quali si propugna una disinformazione sistematica. I fatti (con tanto di atti) sono che nell’ambito del fallimento, dal 2016 le autorità competenti hanno bandito ed espletato diverse aste giudiziarie, al fine di alienare i beni, senza ottenere i risultati attesi: le aste sono andate deserte per quanto riguarda gli immobili ora previsti in esproprio (nella seconda asta sono stati aggiudicati soltanto i capannoni retrostanti, una porzione immobiliare limitata sul lato di via Turri). I diversi tentativi andati deserti hanno comportato, inevitabilmente, un ridimensionamento del valore dell’area, oggi stimato in circa 178.000 euro».

IL PROGETTO

Per Capelli, «il Comune ha individuato in quel comparto di viale 4 Novembre l’area ideale per la sede della Polizia locale, per le sue caratteristiche funzionali, quali individuabilità, raggiungibilità, accessibilità. Inoltre, il Comune, cioè la collettività, potrà ottenere l’area a un prezzo decisamente interessante, al termine di un esproprio, che risulta ancora una volta da atti noti e legittimi, vede in essere soltanto una unità abitativa. Non si vede dove sia il problema, dove si trovino le ragioni di un preteso affossamento del progetto, che non ha alcuna finalità propagandistica o elettorale, ma ha basi concrete, oggettive, trasparenti e costituisce una risposta, questa sì credibile, a una serie di problemi. Il nostro obiettivo è creare risposte e soluzioni vere per i cittadini, è realizzare una città vivibile, sostenibile e rigenerata. Ci riusciamo. E forse è proprio questo che duole al “partito del no”, in piena campagna elettoralistica». —

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