Non riseppellite quel tratto bianco della via Emilia

La strada romana è riemersa all’imbocco di piazza Gioberti. Lo storico Alberto Cadoppi chiede che il tratto resti a vista, come in altre città

REGGIO EMILIA. La notizia del ritrovamento di un pezzo della via Emilia romana in piazza Gioberti è di grande interesse. Non a caso, è finita nella prima pagina della Gazzetta. I lavori di piazza Gioberti – contestati da molti (a ragione o a torto), come quelli di piazza Roversi – stanno dando almeno anche qualche bella sorpresa. Su questo tutti dovrebbero essere d’accordo.

La soprintendente ha giustamente sottolineato l’importanza della scoperta, che tra l’altro farebbe pensare che il Crostolo non passasse esattamente in quella zona al tempo dei romani. Tuttavia, ha immediatamente chiarito (come da articolo sulla Gazzetta) che il manufatto ritrovato “verrà valorizzato attraverso pubblicazioni e la divulgazione dei dati”, ma poi si provvederà a ricoprirlo.


A giudizio della soprintendente, “mantenere la strada dove si trova è già una forma di tutela. E inoltre, prima di rendere visibile o visitabile un manufatto del genere, bisogna pensare a cosa comporterebbe nel futuro, a livello di manutenzione e mantenimento”.

Ora – pur non essendo io certo un esperto di archeologia, né di manutenzione di antichi manufatti – da cittadino ritengo invece che si dovrebbe fare tutto il possibile per lasciare visibile quel pur breve segmento della via Emilia, che dalle foto pubblicate sembra bellissimo e fortemente suggestivo. Non tocca certo a me indicare i modi per farlo, anche se credo che una copertura in metallo e vetro sarebbe la soluzione più praticabile.

Se abbiamo avuto la fortuna di trovare un reperto così interessante, perché mai dovremmo ricoprirlo? A Reggio siamo alla ricerca di attrattive per turisti e per richiamare gli stessi reggiani in centro: non potrebbe essere questa una bella occasione? Non potremmo portare i nostri bambini a vedere com’era la via Emilia dei Romani?

Riseppellire per sempre quelle affascinanti vestigia della Reggio romana non mi pare una buona idea. D’altronde, io sono fra quelli che non hanno ancora capito perché, qualche anno fa, sia stato ricoperto un altro spettacolare tratto della via consolare romana in via Emilia San Pietro, che per qualche tempo era stato visibile attraverso una lastra di vetro soprastante.

Anche allora pare che il motivo sia stato quello della preoccupazione legata alla manutenzione; ma è davvero così difficile conservare sotto vetro dei pietroni che hanno resistito 2000 anni? E comunque, se li si riseppellisce, magari si “tutelano”, ma chi li rivede più?

Va detto che Reggio, per molti altri versi, mostra di saper valorizzare il suo antico passato, e anche i reperti archeologici più importanti. Molti di questi sono andati ad arricchire i nostri bellissimi Musei Civici, dove si trova anche la ricostruzione virtuale di Reggio al tempo dei romani.

Sempre ai Musei, nel 2017 è stata organizzata l’interessantissima mostra “On the road”, e un’altra mostra è stata dedicata l’anno scorso alle scoperte archeologiche avvenute in città coi cantieri degli ultimi anni, ora oggetto di una bella pubblicazione appena presentata.

Né possiamo tralasciare i meravigliosi reperti romani all’interno del palazzo del Credem, sempre più valorizzati; o il grande mosaico ritrovato in Duomo e sistemato nel Museo Diocesano. Ma quelli sono luoghi deputati alla cultura o a visite occasionali. Sarebbe invece stupendo poter convivere con le rovine romane della città, vedendole dov’erano nelle nostre passeggiate in centro, come si trattasse di piccoli musei a cielo aperto.

Se vogliamo fare paragoni, si possono citare esempi recenti di città vicine. A Modena, nel 2012, una volta completato il grande parcheggio interrato “NoviPark”, si è addirittura portata in superficie pezzo per pezzo una strada romana di oltre 100 metri, affiancandola ad altri grossi reperti, realizzando così il parco archeologico NoviArk.

A Mantova, in piazza Sordello, qualche anno fa era stata ritrovata una magnifica domus romana, e si decise di lasciarla dov’era, rendendola però visibile a tutti, tramite la realizzazione di una semplice struttura a cubo, inaugurata nel 2017.

A Parma, tre mesi fa è stato riaperto e reso più facilmente accessibile il ponte romano che si trova interrato nel pieno centro della città, nei pressi del ponte di Mezzo, con l’esposizione di altri reperti romani sotto teche di vetro e con l’apertura in loco dello “store” dell’Università di Parma, con l’obiettivo di far frequentare quel magico luogo restituito alla città anche dai giovani.

E si potrebbe continuare con tanti altri esempi. Mi basti aggiungere che la scorsa estate mi trovavo da turista a Costanza, in Germania, dove ho visto, in mezzo alla piazza del Duomo, i resti interrati dell’accampamento romano protetti da una struttura in ferro e vetro, visibile da tutti coloro che passano di lì.

In quel caso, hanno risolto i problemi di manutenzione, evidentemente non insormontabili. Perché a Reggio dobbiamo ritombare per l’eternità le nostre piccole, ma comunque affascinanti, scoperte archeologiche?