Una petizione per l’eroe Mike, cittadino onorario di Reggio Emilia “dimenticato” dalla Gran Bretagna

La petizione online già firmata da 3.600 persone, rivolta direttamente alla regina Elisabetta, chiede una medaglia alla memoria dell’eroe inglese Mike Lees

REGGIO EMILIA. “Mike Lees eroe di guerra dimenticato in Gran Bretagna merita una medaglia alla memoria da parte di Sua Maestà”. È la richiesta, già sottoscritta ad oggi da oltre 3.600 cittadini britannici ma anche italiani, che chiedono di onorare questo eroe della celebre “Operazione Tombola” contro il comando tedesco di Botteghe di Albinea, dove Lees venne gravemente ferito.

La petizione è stata promossa tramite la piattaforma Change.org dallo scrittore inglese Damien Lewis. La campagna sta suscitando ampio eco, tanto che diversi quotidiani d’Oltre Manica hanno dedicato alla storia di Lees pagine e pagine.



L’ultimo è stato il popolare The Sun che vi ha dedicato ben due pagine. La campagna è britannica, ma la storia di Lees parla italiano e soprattutto reggiano. Così l’appello per “il nostro amico e fratello in battaglia durante Operazione Tombola” è stato già sottoscritto anche da sei ex partigiani e staffette viventi del Gufo Nero e della 26esima Brigata Garibaldi, oltre che da Massimo Ghiacci cantante dei Modena City Ramblers gruppo che a quell’azione nel 2012 dedicò il disco “Battaglione Alleato”.

Ma la storia parla ancora di più reggiano. Il capitano inglese Mike Lees, morto nel marzo del 1992, dal 22 aprile 1949 è cittadino onorario di Reggio Emilia. Un onore che negli anni è stato riservato a personalità come Lech Walesa o più recentemente al magistrato antimafia Nino Di Matteo. Settant’anni fa, all’unanimità il consiglio comunale gli conferì l’onorificenza insieme al maggiore inglese Gordon Lett.



Questa la motivazione: “Addetto al servizio di collegamento tra le formazioni partigiane dell’Appennino e i Comandi Alleati, fondatore del 1° Comando Gufo Nero, ideatore e autore dell’assalto ad Albinea contro Villa Rossi , sede del Comando tedesco”. I due militari inglesi, come ricordano le cronache dell’epoca, tre giorni dopo vennero a Reggio per celebrare la Liberazione e ritirare l’onoreficenza in Sala del Tricolore. La festa della Liberazione di settant’anni fa li vide protagonisti assoluti.

Ad accompagnarli in testa al corteo il neoconcittadino furono papà Cervi, il figlio dei sette fratellli fucilati dai fascisti, le autorità cittadine dell’epoca, una giovanissima Nilde Iotti, il comandante dei Gufi Neri Glauco “Gordon” Monducci, Giovanni “Gianni” Farri della 26esima Brigata Garibaldi, Domenico “Don Carlo” Orlandini, prete partigiano comandante delle Fiamme Verdi e tanti ex combattenti della squadra del Gufo Nero da lui creata dalla missione inglese di Secchio di Villa Minozzo.



Lees tenne anche un pubblico discorso in piazza davanti a migliaia di persone. Per l’occasione suo interprete fu l’anglo-reggiano Bruno Gimpel, partigiano del Gufo Nero deceduto nell’autunno 2017. Paracadutato in Val d’Asta il 2 gennaio 1945, Lees giunse dal cielo tra le montagne coperte di neve, che in quell’ultimo inverno di guerra avvolgevano il nostro Appennino.

Per tre mesi, quel coraggioso 24enne con precedenti missioni in Nord Africa, Jugoslavia e Piemonte guidò e organizzò dalla base di Secchio di Villa Minozzo la missione Envelope del Soe, il servizio segreto di Sua Maestà. Da lì creò la squadra speciale Gufo Nero guidata da Glauco “Gordon” Monducci.

Sempre da lì, una volta scoperto grazie alle staffette dei suoi Gufi (tra cui la vivente Giovanna “Libertà” Quadreri) che a Botteghe d’Albinea, a Villa Rossi e Villa Calvi aveva sede il comando generale tedesco della Linea Gotica Occidentale, organizzò quella che in codice segreto venne denominata Operazione Tombola.



Così, dal 4 marzo 1945, dal cielo giunsero ai piedi del Monte Cusna oltre quaranta paracadutisti scelti del 2nd Special Air Service guidati dal maggiore Roy Farran. Lees prima dell’attacco al comando tedesco organizzò diverse azioni rocambolesche. Una settimana prima di “Tombola” Lees e il gufo Giulio “Kiss” Davoli vestiti da sacerdoti e con pistole silenziate sotto la tonaca, tentarono di assassinare fuori dalla chiesa di Albinea il generale del comando generale Valentin Feurestein.

Ma l’attentato fallì. Il militare praticante cattolico e definito da rapporti dei servizi inglesi “un tipico nazista”, due settimane prima era stato sostituito dal generale Willhelm Hauck. Era protestante e quella domenica a messa non si presentò nessun graduato del Reich. Una settimana dopo l’attacco al comando tedesco, sferrato da Lees e Farran contro gli ordini dei superiori che volevano posticiparlo. Ma il messaggio non arrivò ai due che si erano già messi in marcia verso l’obiettivo. La notte del 27 marzo, disceso dall’Appennino con altri 100 uomini e un manipolo di staffette, Mike Lees diede l’ assalto al comando tedesco di Villa Rossi e Villa Calvi.



Lo fece al suono della cornamusa dello scozzese David “mad piper” Kirkpatrick. Due ore prima di entrare in azione, da Casa del Lupo impartì gli ultimi ordini. Tra cui uno da far gelare il sangue indirizzato alle giovani staffette. «Voi cercherete e soccorrerete i feriti. Chi non sarà trasportabile uccidetelo con un colpo di pistola. Meglio una morte celere che finire in mano ai torturatori nazisti» ricorda Giovanna Quadreri.

Il fato volle che Mike Lees e Glauco Monducci vennero gravemente feriti sulle scale di Villa Rossi, dove durante l’azione avevano già perso la vita tre paracadutisti britannici. I due vennero trasportati in un casolare a Canali su scale a pioli diventate improvvisate barelle. Tra i soccorritori, anche Livio “Delinger” Piccinini oggi 94enne, che ricorda: « Lees era un omone di un metro e novanta. Per evitare che i due feriti urlassero gli infilammo in bocca i nostri fazzoletti». Medicati in clandestinità a Canali, vennero poi segretamente condotti sull’Appennino parmense prima su un carro letame e poi a bordo di un’ambulanza.



Da lì con una rocambolesca azione vennero prelevati a bordo di un aereo “cicogna” Fiesler Storch pilotato dal tenente Lauri. Nel 1995 l’aereo fu clamorosamente ritrovato e oggi si trova al Museo dell’Aeronautica di Vigna di Valle, sul lago di Bracciano. Monducci e Lauri, ricordando Lees morto tre anni prima, si abbracciarono sotto le ali della “Cicogna” alla presenza del presidente della Repubblica Scalfaro.

Celebrato in Italia come un eroe, per Lees in Gran Bretagna il dopoguerra fu amaro e beffardo. Complici probabilmente anche le sue dure accuse verso Churchill e i vertici militari britannici, rei di aver aiutato i comunisti di Tito in Jugoslavia abbandonando al loro destino i resistenti monarchici, Lees fu l’unico combattente di Operazione Tombola a non ricevere alcuna onorificenza.

Farran venne decorato con la Legione al Merito statunitense, Monducci nel 1953 venne invitato a Londra all’incoronazione della Regina Elisabetta, altri militari e partigiani vennero insigniti della Military Cross o con Medaglie al Merito. Per lui nulla. Parafrasando il celebre film di Quentin Tarantino, Lees divenne un vero “bastardo senza gloria”.

Una gloria che ora migliaia di cittadini vogliono consegnargli, attraverso l’attribuzione della Military Cross o della George Cross, la riconoscenza civile britannica più importante per “coraggio e azioni d’eroismo in situazioni di estremo pericolo”. Oggi come 70 anni fa, sarebbe bello che il Consiglio Comunale di Reggio si unisse a questo appello.