Addio a Degola partigiano, politico, costruttore e uomo di sport

Il senatore Giorgio Degola insieme a papa Wojityla

L’ex senatore e storico dirigente della Reggiana calcio è morto giovedì sera a 95 anni nella sua casa di Albinea

REGGIO EMILIA. Politico, costruttore della nuova Reggio, storico dirigente granata, partigiano, osservatore attento del mondo. Con Giorgio Degola – morto giovedì sera nella sua casa a Ca’ Pellicelli di Albinea – il territorio reggiano saluta un altro grande protagonista del suo ’900 di scontri e di crescita.. Il 95enne ex senatore della Dc, allievo alle superiori di Ermanno Dossetti, è stato uno dei principali imprenditori edili della nostra provincia con la DegFer, la Degola e Ferretti, oltre che presidente della Camera di Commercio.

Appassionatissimo di sport, per quasi quattro decenni è stato poi dirigente di punta della Reggiana, componente del leggendario triumvirato con Visconti e Lari, che ha retto le sorti granata per oltre trentacinque anni fra serie B e serie C.


Il funerale si terrà sabato 29 dicembre alle 14 ad Albinea, alla chiesa di San Gaetano nel centro del paese. Degola lascia la moglie Arianna Acerbi, i figli Luca, Paolo e Mariagrazia, il fratello e numerosi nipoti: l’ultimo ritrovo famigliare era andato in scena pochi giorni fa, per Natale.

Nato e cresciuto nell’Albinetano, al liceo Classico a Reggio il suo insegnante di greco e latino era il cavriaghese Ermanno Dossetti, fratello di Giuseppe, una figura a cui è sempre rimasto legato. Proprio seguendo le riflessioni su fede e impegno del mentore, si unisce alla Resistenza nelle ultime fasi del conflitto, e nel dopoguerra è sempre stato legato all’ambiente cattolico dossettiano, lo stesso in cui a Reggio crescevano Romano Prodi, Pierluigi Castagnetti e in cui gravitava pure un altro gigante dell’epoca, Corrado Corghi.

Laureato in ingegneria, assieme al fratello e a Carlo Ferretti Garsi, nello stesso periodo dà vita alla DegFer, impresa edile con sede in viale Montegrappa, a cui si deve la progettazione e poi la realizzazione di buona parte della città, ricostruita dopo le devastazioni e le ferite del ventennio fascista.

Il lascito della DegFer è ancora ben visibile, inciso in diversi simboli della geografia locale, nel grattacielo di San Pietro, nell’hotel Astoria, in uno dei rifacimenti e ampliamenti dell’Isolato San Rocco così come in piazza Cavour, quella che oggi si chiama piazza Martiri del 7 Luglio.

Sempre la DegFer cura la realizzazione del progetto Reggio Est, il complesso residenziale di via Turri e strade parallele in zona stazione avviato negli anni ’70. Un’operazione che segna la fine dell’avventura imprenditoriale, fra mille difficoltà economiche provocate anche dalla politica internazionale: la DegFer era estremamente attiva in Africa, in Somalia, Algeria e Libia, Paese da sempre legato a filo doppio all’Italia, ma l’insediamento di Gheddafi nel 1969 porta a forti cambiamenti nei rapporti commerciali.

In tutto questo, Degola non ha mai perso la passione per la politica attiva arrivando a impegnarsi direttamente e a candidarsi per il Senato nelle file della Democrazia Cristiana. Per tre legislature, dal 1976 al 1987, ricopre il ruolo di senatore, eletto nel collegio Castelnovo Monti-Sassuolo, da sempre zona più benevola verso gli esponenti “bianchi” nella Reggio comunista dell’epoca. A Palazzo Madama le sue competenze professionali lo portano a lavorare nella commissione Lavori pubblici e comunicazioni, di cui è vicepresidente per un anno, e ad essere inserito nella commissione per il terremoto e la ricostruzione del Friuli-Venezia Giulia. Tornato a Reggio, ha sempre continuato ad interessarsi della politica locale e nazionale. —

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