Reggio Emilia, inferno in via Turri: 38 gli intossicati, gravissima una bimba di 3 anni

Il bollettino sanitario dell'Ausl sul rogo all'interno del palazzo in via Turri 33 parla di decine di intossicati, fra i quali molti bambini. Solo una è in gravi condizioni, ricoverata a Milano.

REGGIO EMILIA. Due persone decedute, una quarantina di residenti intossicati e una bambina in gravissime condizioni: è questo il bilancio dell'incendio che si è sviluppato nella notte all'interno delle cantine di via Turri 33.

Secondo il bollettino ufficiale dell'Ausl, sono 38 le persone intossicate, 4 hanno avuto necessità di camera iperbarica. Di queste, 2 adulti e una bambina sono stati trasferiti a Fidenza ed è previsto il rientro all’Arcispedale di Reggio Emilia in giornata.

Una bambina di 3 anni è stata trasportata in elisoccorso all’Ospedale Niguarda di Milano, struttura dotata di camera iperbarica e rianimazione pediatrica, in gravi condizioni.  Sono attualmente ricoverati all’Arcispedale 5 adulti in Osservazione breve e 6 bambini in Osservazione breve pediatrica. Questi pazienti, le cui condizioni non destano preoccupazione, saranno verosimilmente dimessi nella giornata di domani.

Altre 23 persone, dopo essere state assistite al pronto soccorso di Reggio Emilia, sono poi state dimesse e inviate al medico curante.

Per fare fronte all’emergenza è stato attivato il Peimaf alle ore 1.30 (Piano di emergenza per il massiccio afflusso di feriti di un ospedale) di terzo livello, che prevede l’insediamento dell’unità di crisi per il coordinamento della maxi-emergenza e l’attivazione di risorse mediche e infermieristiche aggiuntive (sono stati attivati 4 infermieri, 1 Oss, il Responsabile infermieristico dipartimentale e 4 medici, tra cui il direttore del dipartimento di Emergenza urgenza e il responsabile del pronto soccorso).

Sul luogo sono intervenuti mezzi attrezzati per il soccorso, tra ambulanze, autoinfermieristiche, automedica, volontari del soccorso, oltre ad un mezzo di coordinamento delle maxi-emergenze, che ha gestito gli invii dei pazienti in pronto soccorso. Questi professionisti hanno allestito un’area Pma (Posto medico avanzato) , gestendo la prima assistenza e gli invii in ospadale.

Alle 0.28 è arrivato in pronto soccorso il primo paziente in codice rosso e a distanza di due minuti il secondo codice rosso, l’ultimo paziente è arrivato alle 3.17, mentre il Peimaf  è stato dichiarato concluso alle 6.