La "chizza reggiana" ora viaggia in “truck” con lo chef Marco

Il truck di Marco Baccarani

Castelnovo Monti, con il “Manicarretto” gira l’Italia con le sue specialità. «Era dovuto far conoscere anche questa nostra tipicità»

Castelnovo Monti. Lo street food è una modalità davvero bella e coinvolgente di proporre le specialità enogastronomiche. Ma spesso ci si rivolge a cibi stranieri o “esotici”, denotando una certa esterofilia. Noi abbiamo cercato di fare una scelta diversa e tornare a dare la giusta attenzione a un piatto tipico locale che è molto ricco di storia, oltre che di gusto».. Marco Baccarani è chef da tanti anni (tra diversi ristoranti dove ha lavorato, c’è stato anche quello della coop “Il Ginepro” a Ginepreto, ndr), ma solo da poco più di un anno ha scelto di cimentarsi nel settore del food truck, e in collaborazione con la sua socia Nicoletta ha allestito il “Manicarretto”.

«La nostra proposta gastronomica - spiega Baccarani - è partita come polpetteria e friggitoria. Abbiamo poi inserito nel menù una specialità a cui ero molto affezionato, e che ho presto capito che aveva la possibilità di essere rilanciata e conosciuta anche da chi non l’ha mai provata: l’originale chizza reggiana». Una specialità quanto mai adattabile al concetto di street food, ma dalla storia antica.

La "chizza reggiana"

LARICETTA. In pratica la chizza originale è un “tortello” di gnocco fritto, che viene arricchito con diverse farciture: la più tradizionale era quella di tosone, o di parmigiano reggiano, ma è possibile usare anche il ripieno dell’erbazzone, o il baccalà, o il prosciutto cotto, o cacio e pere. «Io faccio diverse sperimentazioni e devo dire che sono tutte buone e gustose» dice. Una ricetta di cui Baccarani racconta la storia: «Una volta era molto facile trovarle nei forni, e ancora si possono trovare versioni realizzate con la pasta sfoglia e fatte al forno, ma l’originale è questa, fritta come il gnocco, ma non nello strutto e senza uso di lieviti, perché la ricetta sarebbe nata nel ghetto ebraico di Reggio».

Si tramanda che nei primi decenni del ‘900, nel ghetto ebraico di Reggio, in via dell’Aquila, il fornaio Federico Sacerdoti detto Salamein, facesse chizze così buone da meritarsi apprezzamenti e recensioni sulla stampa nazionale.«Credo che le chizze rappresentino appieno il concerto di street food all’emiliana, una risposta a una certa esterofilia nei festival di street food, e con la tradizione che abbiamo in Italia mi sembrava dovuto un tributo alla nostra terra» conclude. —