La "messa beat" torna in duomo dopo mezzo secolo

L'appuntamento è venerdì 7 dicembre alle 18 con molti dei protagonisti dell'evento del 1968

GUASTALLA. In duomo torna la messa beat. Era il 7 dicembre 1968, vigilia dell'Immacolata, quando per la prima volta in tutta la Bassa, nel Santuario della Beata Vergine della Porta di Guastalla si poté assistere alla messa beat. I canti in tradizionale stile "gregoriano" lasciarono il posto a melodie moderne accompagnate da strumenti elettrici e percussioni.

Per quegli anni si trattava di una novità assoluta – la messa beat di Guastalla fu addirittura la terza celebrata in tutta Italia –- e non pochi erano i pregiudizi verso un tipo di musica che, per i non più giovanissimi, pareva avvicinarsi più al profano che al sacro. Il tempo invece diede la dovuta ragione a una simile innovazione e sempre più frequentemente il santuario accolse numerose persone interessate a questo nuovo modo di interpretare il canto liturgico.

All’epoca, lo spunto per l’iniziativa venne a padre Benvenuto Busignani, frate francescano – appartenente alla congregazione che accudiva a quei tempi il santuario - particolarmente sensibile sia alla musica che alle ispirazioni entusiastiche dei giovani.

Quest'anno ricorre il 50esimo anniversario dell'evento e in occasione di una ricorrenza così speciale verrà riproposta, oggi come allora, la messa beat: l’appuntamento è per venerdì 7alle 18 in duomo, in quanto il santuario della Beata Vergine della Porta è al momento in restauro. L’occasione vedrà l'esibizione di nuovi volti insieme a quelli di alcuni "pionieri" del 1968, per quella che si annuncia essere una "rievocazione" molto sentita per i guastallesi.

A celebrarla, sarà padre Sandro Pini da Villa Verucchio, che troverà al suo fianco giovani dell’oratorio di oggi e di allora, che suoneranno anche per tanti amici che non ci sono più. «Negli anni di contestazione – spiegano i promotori dell’evento – rinnovamento e cambiamento di modi e stili di vita giovanili, anche la liturgia aveva cominciato ad adeguarsi. Per la prima volta, strumenti a percussione e chitarre elettriche accompagnavano un canto liturgico che, con ritmi moderni, s'adeguava alla mentalità della gente. Canti gregoriani e organo addio? No di certo, poiché quella musica e quello strumento mantengono e manterranno inalterato, nel tempo, tutto il loro fascino. Sicuramente, all'inizio, ci fu qualche perplessità, com'é logico, ma il successo fu sempre crescente, tant'é che oggi il canto liturgico é accompagnato da questi strumenti e da questi ritmi. Fu, ed è, un modo anche di formare e aggregare nuovi gruppi di amici, che nella passione per la musica, lodano Dio con più partecipazione ed entusiasmo». —

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