Prego, consegnate le maschere ai commessi

Come sta il Pd? Alla domanda dei conduttori del programma di satira radiofonica “Un giorno da pecora” il politico di lungo corso e percorso Francesco Rutelli ha risposto clinicamente: “È convalescente”. Lo stesso giorno – mercoledì scorso – i deputati del Pd subito dopo la dichiarazione del capogruppo Graziano Delrio hanno indossato una maschera bianca in poliestere. È stata una protesta corale contro il salviniano Decreto Sicurezza e le misure sugli immigrati. L’ex ministro ed ex sindaco di Reggio ha anticipato così la messinscena delle maschere: “Quelle persone continueranno a esistere ma per voi sono invisibili, senza nome e senza volto ma noi non li scorderemo”.

Concludo la narrazione con il richiamo del deputato Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, che presiedeva la seduta: “La Camera non è un teatro, non è l’avanspettacolo. Consegnate le maschere ai commessi”. I Pd convalescenti non hanno opposto resistenza. Hanno affidato gli strumenti al personale di Montecitorio. Perché questo racconto? Perché il Pd sta replicando un linguaggio vecchio, sta reiterando concetti ora come ora “impopulisti”, sta imitando sistemi di espressione e protagonismo già adottati da altri. Che sono nella genetica degli altri: Lega, M5s, sinistra-sinistra o destra-destra.

La maschera bianca indossata dai democratici, sovrapposta a quei volti (veri) poco convinti e per nulla entusiasti, ha dato una televisiva riprova che nemmeno loro hanno creduto al colpo di teatro. Riguardateveli. Sono improbabili.

A infliggere il colpo di grazia all’esito della non clamorosa contestazione è stato il presidente della seduta: ha bacchettato gli onorevoli colleghi Pd e ordinato ai commessi di far sparire le maschere. Rampelli milita in quei Fratelli d’Italia non nuovi alle proteste, ai cartelli in aula. Cioè, i convalescenti del Pd si son fatti tirare le orecchie da chi ne combina di più grosse.

C’è una domanda che deprime l’iniziativa dei democratici: le timide mascherine, indossate per trenta secondi, che cosa sono al confronto dei cappi mostrati nell’emiciclo, alle banconote lanciate dagli scanni, alle urla o gli assalti al banco del governo? La protesta clamorosa, rustica, teatrante non è roba da Pd. Proprio su questo fronte recitativo il partito sconfitto, sfatto, che caracolla verso il congresso, arriva tardi e male, non gli confà. Non è il suo mestiere. La maschera non è terapeutica.

Ha ragione Rutelli. La sua esperienza politica all’italiana ne garantisce il giudizio. Già sindaco di Roma, fuoriuscito del Pd, esponente della Margherita, ex verde arcobaleno ed ex radicale, ora è presidente dell’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali. Ha detto che il Pd “è convalescente”, nel senso che il partito dovrebbe curare sé stesso, mutare stile di vita, dieta, la maniera di affrontare e parlare al mondo che gli è mutato intorno.

I trenta secondi nei quali il gruppo parlamentare Pd ha messo la maschera hanno provocato – l’impressione è mia, e ne sono responsabile – l’oscuramento di tutte le facce solite, immarcescibili, note, ricorrenti. Cioè la sparizione del vecchio e l’immaginazione del nuovo. Esperienza quest’ultima che i democratici non riescono ad affrontare e realizzare nonostante il disastro elettorale e la metamorfosi del Paese, nonostante le primarie, le alleanze, le combinazioni, il congresso.

Ad esempio il travisamento della maschera e la retorica dello “straniero invisibile” (certamente fondamentale) non sono risposte al momento tutto italiano che non è politico, non è di classe, non è razziale, ma riguarda un disagio trasversale. Cavalcato da Lega e M5s. Qualcosa di profondo s’è spaccato. Minniti a Reggio Emilia l’aveva definita una “rottura sentimentale”. Perché ora il “corpo elettorale” ha la pretesa di udire altre parole e vedere altri fatti.

Ogni combattimento dei democratici, seppur legittimo o sacrosanto, appartiene all’evo passato, a gente passata, a maniere passate. Rivedetevi il video. Le ultime parole ripetute da chi presiedeva la seduta spuntano qualsiasi arma, annacquano ogni combattimento, imbarazzano, mortificano gli interpreti: “Prego, consegnare le maschere ai commessi”.
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