Casa Manfredi il nuovo simbolo della Resistenza partigiana a Reggio Emilia

Casa Manfredi a Villa Sesso, collacata tra l'autostrada e la linea ferrovia dell'alta velocità

Via libera alla valorizzazione nel ricordo dei 23 martiri I cinque membri della famiglia furono fucilati nel 1944

REGGIO EMILIA. Non sarà paragonabile a Casa Cervi, che nel comune di Gattatico raccoglie la più ricca testimonianza, famosa in tutta Europa, dell’epopea partigiana e della civiltà contadina. Tuttavia anche Reggio continuerà a coltivare la memoria della Resistenza grazie ad una vecchia casa colonica abitata da una famiglia di mezzadri falcidiata, come i Cervi, da una durissima rappresaglia fascista. Si tratta dei Manfredi, la cui dimora sopravvive diroccata a Sesso, nella stretta striscia di terra compresa fra l'autostrada e la ferrovia ad alta velocità.

L’iter. È una tipica abitazione mezzadrile reggiana, un unico corpo con al centro la porta morta che separa l’alloggio dall’ala adibita a stalla e fienile. Fra il 1943 e il 1944 era una delle numerose case di latitanza disseminate nella campagna che servivano ai partigiani come rifugio e punto d’appoggio. Essendo abbandonata dal dopoguerra ora non è più abitabile. Il Comune ne è venuto in possesso recentemente tramite una permuta con l’ultima proprietaria, la vedova Iotti. Lunedì il consiglio comunale ne ha avviato la valorizzazione storico-culturale con un ordine del giorno legato alla variazione di bilancio, proposto da Dario De Lucia e approvato con sedici voti favorevoli di Pd, Art.1 - Mdp e Sinistra italiana. Hanno votato contro i due consiglieri del gruppo misto e della lista civica Magenta e si sono astenuti i tre del M5s.

Da sinistra dario De Lucia e Adriano Catellani


Il progetto. L’obiettivo è fare di Casa Manfredi un manifesto della Resistenza reggiana con un grande murale visibile da chi transita sull’attigua autostrada. Per ora sono stanziati nel bilancio di quest’anno cinquemila euro che serviranno a Istoreco e all’Anpi per collocarvi le recinzioni e una serie di pannelli storici. L’ordine del giorno prevede, oltre a mettere in sicurezza l’area cortiliva di casa Manfredi al fine di ricomprenderla nel progetto del Museo Diffuso del Novecento, anche di preventivare nel prossimo bilancio uno stanziamento di settemila euro per il tavolo della street art che sarà incaricato di realizzare il murale. Inoltre nei prossimi mesi saranno raccolte in un’assemblea pubblica le proposte dei cittadini di Sesso, che da tempo insistevano per il recupero della dimora, allo scopo di arrivare ad inaugurare l’opera il prossimo 25 aprile.

La storia. Furono cinque i membri della famiglia Manfredi uccisi dai fascisti: il padre Virginio e i figli Alfeo, Gino, Aldino e Guglielmo. Alfeo venne fucilato nella notte fra il 16 e il 17 dicembre 1944 insieme ad altri tre giovani sorpresi ad ascoltare radio Londra. Il giorno 19 i partigiani reagirono eliminando sei civili, l’informatore accusato della delazione e cinque suoi amici e familiari. Ciò provocò un nuovo rastrellamento.

Circa 180 uomini comandati dal maggiore Attilio Tesei eseguirono 432 fermi, 57 arresti e 14 fucilazioni nei pressi della locale cooperativa. Morirono, fra gli altri, due membri della famiglia Miselli e uno della famiglia di cui è oggi erede l'attivista dell’Anpi Adriano Catellani, uno dei cittadini di Sesso promotori del recupero di casa Manfredi. Il totale dei martiri di Sesso ammonta a 23. Tesei, condannato a morte, si salvò e fu scarcerato grazie al successivo condono disposto da Palmiro Togliatti.