Guasti, soppressioni e ritardi: è caos sulla Reggio-Guastalla

Il treno partito da Guastalla e soppresso giovedì a Novellara

Guastalla, il comitato dei pendolari: «Perché Tper continua a fare orecchie da mercante? Perché dobbiamo continuare a pagare un servizio che non funziona?»

GUASTALLA. «Anche questa mattina (ieri per chi legge, ndr) abbiamo dovuto fare i conti con treni soppressi e continui ritardi. Perché Tper continua a fare orecchie da mercante? Perché dobbiamo continuare a pagare un servizio che non funziona? A queste domande nessuno vuole rispondere». Lo afferma Elena Sberveglieri, portavoce del Comitato utenti ferrovia Reggio-Guastalla, secondo cui ieri mattina «il treno degli studenti è partito da Guastalla (verso Reggio, treno 90169) con 3 minuti di ritardo per arrivare a Novellara con un ritardo di 12 minuti.

Le porte del treno socciuse e bloccate

Da qui non è più ripartito: forse un guasto alle porte, forse un guasto al motore . L’unica cosa che si sa è che Tper non è più in grado di fornire un servizio utile agli utenti che quotidianamente sono costretti a prendere il treno. Da quando la gestione dei trasporti è passata prima in mano a Fer e successivamente a Tper, si è andati via via a peggiorare. Le manutenzioni programmate sono state sostituire dall’attesa che si presenti il problema».. «Da una parte ci sono i figli che chiamano i genitori dicendo loro che il treno è stato soppresso, e quello successivo (treno 90171) ha già un ritardo di 38 minuti. Cosa fare allora? Le scuole non accettano quasi più le giustificazioni di ritardo dovute ai continui disservizi ferroviari perché sono talmente frequenti che sembrano quasi scuse per saltare l’interrogazione o la verifica. Dall'altra parte c'è una società di gestione del servizio ferroviario che non ci sente: non risponde alle nostre continue domande; una Regione che se ne sbatte altamente di quello che succede e non prende provvedimenti se non multare Tper e ridurre i finanziamenti per il sistema pubblico di trasporto. Mi sono sentita dire che la Regione ha stanziato milioni per l'elettrificazione della linea quando ad oggi si vedono solo i pali; che stanzieranno altri soldi per l'acquisto di treni nuovi entro la fine del 2019».


I RITARDI DI IERI
Elena Sberveglieri elenca poi i ritardi di ieri sul tragitto Guastalla-Reggio Emilia: «Treno 90169 partito alle 6.33 con un ritardo di 3 minuti, poi fermato in stazione a Novellara e poi soppresso; treno 90171 partito alle 7.48 con un ritardo di 48 minuti, ritardo totale all'arrivo 52 minuti; treno 90173 partito alle 8.05 con un ritardo di 3 minuti, ritardo totale all'arrivo 15 minuti; treno 90175 partito alle 11.04 con un ritardo di 1 minuto, ritardo totale all'arrivo 10 minuti; treno 90179 partito alle 13.46 con un ritardo di 7 minuti, ritardo totale all'arrivo 10 minuti. Tragitto Reggio-Guastalla: treno 90174 partito alle 8.37 con un ritardo di 21 minuti, ritardo totale all'arrivo 30 minuti; treno 90178 partito alle 12.37 con un ritardo di 24 minuti, ritardo totale all'arrivo 35 minuti».

PORTE SOCCHIUSE
«Sono solo alcuni ritardi della giornata di oggi (ieri, ndr) ma la maggior parte portano sempre 10-15 minuti di ritardo tutti i santi giorni», commenta la portavoce del Comitato utenti della ferrovia Reggio-Guastalla. Ritardi sono avvenuti anche nei giorni scorsi. E, tra un’attesa e l’altra, i viaggiatori hanno scoperto anche altro: «Mercoledì mattina il treno 90170, che dovrebbe partire alle ore 6.14 dalla stazione centrale di Reggio Emilia direzione Guastalla, è invece partito con un ritardo di 13 minuti. Come può un treno partire dal deposito con un ritardo simile? Di conseguenza, il ritardo si è trasferito sul treno 90172, che è partito da Guastalla con 16 minuti di ritardo, arrivando a Reggio Emilia San Lazzaro con 19 minuti di ritardo e, per giunta, le porte del vagone non si chiudevano nemmeno bene», con tanto di spifferi d’aria. «Come ho consigliato su Facebook – conclude Sberveglieri – se dovete prendere il treno Reggio Emilia-Guastalla munitevi di sciarpa, cappello e guanti, perché del riscaldamento nemmeno l’ombra».