Strada intitolata a Fermo Favali, perse le mani per salvare una bimba

La cerimonia di intitolazione della strada a Fermo Favali

Casina, la cerimonia nel giorno dalla fine della Grande Guerra. L'uomo, morto 2006, molto conosciuto in paese, era stato nominato cavaliere della Repubblica

CASINA. Nella giornata in cui si celebravano i cento anni dalla fine della Grande Guerra, a Casina è stata intitolata una strada a Fermo Favali, cavaliere della Repubblica e grande invalido di guerra, scomparso nel 2006 molto conosciuto in paese. La strada è quella che da via Caduti della Libertà porta in via Aldo Moro. All’intitolazione hanno preso parte il sindaco Stefano Costi, il parroco don Carlo Castellini e i quattro figli di Favali, Chiara, Gianni, Alda e Roberta, il genero Silvano Domenichini, diversi nipoti e pronipoti.

A tracciare un ricordo di Favali sono stati l’ex sindaco Gianfranco Rinaldi e la storica Giovanna Caroli.Nel giugno 2002 Fermo Favali era stato nominato Cavaliere della Repubblica e nel novembre dello stesso anno il Comune di Casina gli conferì la Medaglia d'Oro per il sacrificio compiuto durante la seconda guerra mondiale: nel 1943 Favali si trovava di stanza a Suse, nei pressi di Fiume.


Una mattina vide uno scolaro maneggiare un ordigno inesploso. Si fece subito consegnare la bomba per salvarlo, bomba che però gli esplose tra le mani. Il bambino fu salvo ma, nell'esplosione, Favali perse entrambe le mani. La degenza fu lunga e complicata prima nell'ospedale di Verona poi al Rizzoli di Bologna. Favali non si perse però mai d'animo. Rifiutò sempre ogni tipo di protesi salvo quelle che gli servivano per mangiare. Non per questo fermò ogni attività, al contrario, dopo la guerra e la convalescenza, tornò a Leguigno ed ebbe la forza, insieme ai famigliari, di gestire una pompa di benzina e un bar, attività che ha svolto fino a pochi anni prima della morte.

«Piccio», cosi era chiamato, era una persona umile, disponibile e sempre cordiale. Per tutta la vita è stato capace di trasmettere tranquillità, fiducia nel domani e la consapevolezza che si può convivere con il dolore e la menomazione. —