Chi è Francesco Amato, il condannato Aemilia che ha preso in ostaggio i dipendenti delle Poste

Francesco Amato è stato condannato in primo grado a 19 anni di carcere nel maxi processo Aemilia, sentenza emessa perché considerato parte dell’associazione ’ndranghetistica. Ma dopo la sentenza era sparito, almeno fino a questa mattina, quando ha fatto irruzione armato alle Poste di Pieve.

REGGIO EMILIA. Chi lo conosce più da vicino diceva che si sarebbe consegnato di sua spontanea volontà. Ma dal momento dell'emissione della misura cautelare Francesco Amato era sparito. Almeno fino a questa mattina, quando Amato ha fatto irruzione armato alle Poste di Pieve, ha fatto uscire i clienti e si è asseragliato all'interno con i dipendenti.

Ostaggi alle Poste di Pieve, il rapinatore è il ricercato di Aemilia Francesco Amato

Francesco Amato è stato condannato in primo grado a 19 anni di carcere nel maxi processo Aemilia, sentenza emessa perché considerato parte dell’associazione ’ndranghetistica: è stato colpito dall’ordinanza di arresto immediato insieme ad altri 14 condannati in primo grado, anche se in attesa degli ulteriori gradi di giudizio.

«Ho commesso decine di furti, ho imputazione per porto abusivo di arma, non ho mai avuto a che fare con la droga perché lì duri un paio di anni poi ti prendono» era stata la testimonianza di Amato: «Ma non ho avuto contatti con nessuna delle altre persone qua al processo. Come fanno a dire i pm che da quando c’è stato l’arresto, nel 2015, fino al 2018, io ho continuato a delinquere con la ’ndrangheta in questo periodo?».

Uno sfogo davanti ai giudici: «Ho 55 anni, sono andato spesso in galera. Non ho mai avuto il 416bis in Calabria e adesso lo prendo a Reggio Emilia? Mi sembra impossibile». Fu suo poi il tazebao pieno zeppo di invettive sul processo Aemilia.

«Se succede qualcosa al giudice Cristina Beretti la colpa è dei pubblici ministeri che non hanno fatto le indagini». Nelle brevi dichiarazioni di Amato, 55 anni, c’è anche questo cupo passaggio, in cui fa riferimento al tazebao pieno zeppo di invettive, affisso provocatoriamente nel 2016 alla vigilia del maxiprocesso sulla bacheca comunale situata davanti al tribunale.

Amato a suo tempo si autodenunciò – in aula – del gesto e ha poi sostenuto che in quel cartello era presente anche il nome di chi avrebbe poi minacciato l’attuale presidente del nostro tribunale e membro del collegio dei giudici di Aemilia che da un anno e mezzo vive sotto scorta.