False o reticenti, faro su 50 testimonianze

Il collegio di Aemilia ha trasmesso gli atti alle procure per indagare sui testi e sulle bancarotte dei gruppi Vertinelli e Giglio

REGGIO EMILIA

Una lunga lista con 50 nomi è stata letta in coda alla sentenza di primo grado del dibattimento di Aemilia.


Sono i nomi dei testimoni per i quali il collegio ha ravvisato possibili profili di falsità in sede di testimonianza oppure di reticenza.

Notizie di reato emerse durante il dibattimento, quando i testimoni erano seduti al banco, alla sinistra del collegio, e sotto giuramento hanno raccontato la loro versione dei fatti, interrogati dai pm antimafia Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, o direttamente dal presidente del collegio, Francesco Caruso.

ALLERTATA LA PROCURA

La lunga lista ha fatto tornare alla mente alcuni momenti di attrito tra Caruso e alcuni dei testimoni, sui quali è stata chiesta mercoledì scorso la trasmissione al procuratore della Repubblica distrettuale di copia dei verbali delle deposizioni rese in udienza.

Si tratta di persone che, finora, sono rimaste ai margini del processo, e dovrebbero ora finire nel mirino della magistratura, chiamata a compiere accertamenti in merito.

BANCAROTTE NEL MIRINO

La trasmissione degli atti è stata disposta poi per diverse persone e società per le quali è stato ravvisato il reato di bancarotta fraudolenta. Notizia di reato per bancarotta fraudolenta ad esempio della Star-Gres nei confronti di Francesco Colacino, Giuseppe Giglio e Gianni Floro Vito. Il medesimo reato è contestato sempre a Olmes Vaccari per La Pilotta. Stessa sorte per Michele Bolognino, Domenico Bolognino (classe 90) e Giuseppe Giglio per un’altra società che li collegava, così come per «le società del cosiddetto gruppo di Giglio Giuseppe» ha scandito il presidente Caruso, e per quelle del gruppo Vertinelli.

Non solo: la bancarotta fraudolenta viene ravvisata nelle società dell’affare Sorbolo per le persone di Falbo Francesco, Giglio Giuseppe, Falbo Salvatore e Pallone Giuseppe. L’ affare Sorbolo è uno dei più emblematici dell’inchiesta Aemilia. Consiste in un intervento per la costruzione di vari complessi residenziali nel comune parmense, originariamente attuato soprattutto attraverso la partecipazione di Romolo Villirillo. Secondo la Dda di Bologna, Villirillo aveva immesso, nelle imprese immobiliari coinvolte, somme di denaro, allo stato non quantificabili, ma certamente nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro. L’affare, gestito da Giuseppe Giglio e Francesco Falbo - imprenditore già operante, con successo, nella realtà parmense - Giuseppe Pallone e altri, si era rivelato inoltre di interesse del sodalizio emiliano, risultandone coinvolti esponenti di spicco come i fratelli Sarcone. —

E.L.T.

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