Reggio Emilia, quando da “Biba” si vestivano i vip

La titolare Fabrizia Bonvicini a cena con le dipendenti: «Giravo il mondo e portavo a Reggio gli stilisti emergenti»

REGGIO EMILIA. Una quindicina di ex dipendenti della mitica boutique “Biba” di vicolo Trivelli si è riunita nei giorni scorsi al ristorante Canossa per ricordare gli anni d’oro del commercio reggiano e di un negozio per tanti versi unico. Tra di loro l’ex titolare Fabrizia Bonvicini che ha colto l’occasione per annunciare il suo “ritiro”. «L’anno prossimo chiuderò la mia vita lavorativa – ha detto –. Ho intenzione di dedicarmi alla stesura di un libro, un’autobiografia su di me, su Reggio e ovviamente su Biba».

I RICORDI

«Una serata bellissima ed emozionante», così descrive Fabrizia Bonvicini il raduno al Canossa. Una cena trascorsa tra risate e ricordi legati al punto vendita di vicolo Trivelli che ha fatto da un certo punto di vista la storia della città. Il negozio era stato aperto dal padre Zeno nel ’65 e Fabrizia era subentrata appena 18enne: «Ero una ragazzina». Il periodo d’oro è stato negli anni ’80-’90, quando l’attività arrivò a contare il reparto donna (gestito da Fabrizia), il reparto uomo (Zeno), il bambino (“Bibino”), ma pure “Mezzaluna” con profumi e bijoux particolari. Decenni che cavalcavano la cresta dell’onda del potere d’acquisto ai massimi: in una città di provincia come Reggio Emilia l’aspetto più difficile era semmai sintonizzarsi con il resto del mondo.

ALL'AVANGUARDIA
«All’epoca i negozi di alta gamma a Reggio si contavano sulla punta delle dita: noi, Simon, Cimurri e pochi altri – ricorda Fabrizia –. Noi facevamo una ricerca di stilisti emergenti senza precedenti: capi di Dolce&Gabbana semisconosciuti. Vivienne Westwood, Jil Sander, Gucci, Prada. Io giravo il mondo, viaggiavo tra Londra, New York e Miami per avere un’offerta diversa. Al ritorno a Reggio guardavo campionari su campionari, sceglievamo i trend e arrivavano i vetrinisti da Milano».

I clienti «si chiamavano Zucchero, Ligabue, Ivana Spagna, Marcella Bella. E ancora parecchi attori che recitavano al teatro Valli e una stilista come Mariella Burani: la considero ancor oggi un’amica, che stimo e rispetto». «Passavano da me – proseguono i ricordi di Fabrizia – tutti gli industriali di Carpi: il titolare di Twin Set, cui poi ho ceduto il negozio, è il figlio di una delle mie ex dipendenti. E ancora passavano privati e stilisti da Milano, Roma, Napoli». “Biba” era una tappa obbligata non solo per la gente che contava, ma per tutti i reggiani, che avevano più soldi in tasca: «La richiesta era enorme. Quando arrivavano i nuovi jeans si formava la fila fuori: al sabato facevamo entrare i clienti tre per volta. A dirlo adesso non ci si crede».

OGGI
“Biba” ha galoppato fino al 2000, quando, con il mutare delle condizioni economiche, è iniziato il lento declino. Fabrizia però non si è mai fermata, continuando a gestire negozi prima con il Multistore Biba di fianco a Twin Set, al quale poi ha ceduto gli ampi spazi, poi in piazza San Prospero, via San Carlo, infine l’attuale collocazione in Galleria Cavour.

«Ho dovuto fare scelte diverse: anziché le griffes, produzione in proprio. Ma non c’è più quell’entusiasmo, oltre a quella propensione a spendere». Tanto che Fabrizia ha deciso di chiudere. «Finora sono stata legata con un cordone ombelicale alla mia città: adesso non la riconosco più. Reggio è messa malissimo dal punto di vista commerciale». Occuperà il suo tempo da pensionata scrivendo «un’autobiografia, a partire dai miei genitori che sono stati una grande scuola. Lancio un appello: cerco qualcuno che mi aiuti a scriverla».