Reggio Emilia, il Comune sulle ex Officine Reggiane: «Iniziati i trasferimenti dei senzatetto regolari»

Una ventina in totale i senzatetto con titolo di soggiorno. L’assessore Marchi: «La chiusura dei capannoni è quasi completata»

REGGIO EMILIA. Le ex Officine Reggiane sono state per anni una zona franca, una terra di nessuno in cui spacciatori, ladri di biciclette e delinquenti più o meno comuni erano sicuri di trovar rifugio al riparo da occhi indiscreti. Gli unici che hanno avuto il coraggio di immergersi in quella realtà distopica sono stati da sempre volontari, parrocchiani e, ogni tanto, le forze dell’ordine in qualche retata organizzata.

E oggi, dopo mesi di annunci e lavori, la situazione è cambiata ma non ancora del tutto risolta, come testimoniano le tracce di sangue lasciate dentro ai capannoni dopo la rissa di domenica notte, le ultime di una lunga scia rossa. Sacche di illegalità che ancora resistono, bubboni difficili da estirpare.

Nel progetto di riqualificazione di parte degli edifici dismessi delle Officine è prevista la chiusura di capannoni e palazzine diroccati usati per anni come rifugi di fortuna. Dopo la pulizia dell’area da tonnellate di rifiuti abusivi e pericolosi effettuata dagli uomini di Iren, gli operatori di Stu Reggiane hanno quindi cominciato a chiudere con blocchi di cemento, sbarre e transenne gli accessi agli edifici.

«Attualmente – spiega l’assessore al Bilancio e allo Sviluppo Daniele Marchi, che sta seguendo questa fase per conto del Comune – stiamo completando le chiusure, siamo a quattro quinti del lavoro. L’opera sui capannoni riduce l’area in termini di espansione dell’occupazione abusiva ma la chiusura riguarda solo una parte degli edifici, sigillarli tutti sarebbe stata una spesa insostenibile. Ci siamo limitati a quelli più agevoli da raggiungere per eventuali occupanti, in prossimità dell’area di cantiere e dell’area a sud di viale Ramazzini». Sono invece esclusi dal progetto alcuni capannoni sul lato di via Agosti.

L’operazione di sgombero – una parola poco amata, ma di fatto è di questo che si tratta – prevede poi il censimento e lo spostamento di tutti coloro che attualmente occupano abusivamente le zone private delle ex Officine, di proprietà del patron Fantuzzi.

«Sotto il profilo sociosanitario – prosegue Marchi – abbiamo istituito una rete fra volontari, operatori sociali e medici in accordo con l’Ausl che da mesi, da quando abbiamo avviato le operazioni, entrano nell’area per operare in termini preventivi su aspetti sociali e sanitari spiegando le forme di accesso ai servizi per chi ne avesse necessità, dalla dissenteria al mal di denti, cosa che prima non avveniva».

Le ricognizioni hanno permessi col tempo di costruire delle relazioni fra i volontari e gli occupanti e ad oggi, spiega ancora Marchi, «su una ventina di persone regolari sette sono in uscita poiché hanno accettato di spostarsi in altre sedi. Con gli altri stiamo lavorando».

Entrano in questa categoria per lo più non richiedenti asilo ma persone con permesso di soggiorno o carta di soggiorno, che hanno perso il lavoro e non sanno dove andare a vivere ma al contempo, fino al momento del rinnovo, hanno la titolarità per restare in Italia. La maggioranza degli abusivi, invece, sono irregolari ed è di loro che si dovranno occupare, a breve, le forze dell’ordine.